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giovedì 30 aprile 2015

753 - A cantar Maggio


Capo di casa ve porto 'na nova
Ve porto 'na felice primavera

E canta l'ucelino sula rama
L'inverno parte e primavera chiama

E l'è fiorita la ruta gentile
Ecco lo maggio e la cima d'aprile



Erano due i grandi momenti di rituale passaggio nel mondo arcaico contadino.

Uno si celebrava la notte del 31 Ottobre, quando si apre la porta che chiama i morti e li fa mescolare ai vivi. Imbolc.
L'altro, che quella porta la chiudeva definitivamente per aprire quella della luce, si celebrava la notte del 30 Aprile. Beltane. Questa notte.

Rimangono di questi riti antichi ricordi.
In certe parti d'Europa ancora si innalzano pali fioriti, si accendono fuochi, si parla col mondo per propiziare la buona stagione, il buon raccolto.


Da noi si cantava.
Era il cantar Maggio che nelle piazze, nei campi, nelle stalle, rinnovava la promessa di fertilità, amore, risveglio.


Questa è la casa delle maraviglie
Ci sta una mamma con tre belle figlie

Davanti a casa tua mi son trovato
Che bello paradiso c'ho veduto

Avete 'na figliola 'nnamorata
Sotto le mille chiave la tenete

Sotto le mille chiave come l'oro
Se me la date contento moro



In questo tempo, difficilmente i vecchi riti riescono a trovare posto. Ma tutto è ancora dentro di noi, scritto nel nostro dna, pronto a tornare in qualsiasi momento.

Non provate una sensazione di gioia primordiale leggendo le parole della canzone? Non sentite qualcuno che da lontano chiama?

È lui. Ed è lì fuori.
È il Re Maggio che torna a ingravidare il mondo.


Provo a sussurrarli piano questi versi.
Mondo, mi senti?
Forse un giorno riuscirò a cantarli, ricorderò come si fa.
E tu mi sentirai meglio.
Intanto...


Capo di casa ve porto 'na nova
Ve porto 'na felice primavera

E canta l'ucelino sula rama
L'inverno parte e primavera chiama

E l'è fiorita la ruta gentile
Ecco lo maggio e la cima d'aprile
.

***


* le strofe dei canti (in corsivo) sono tratte dai canti di Maggio della zona della Valle dell'Alto Chiascio e sono pubblicate sul libro "La vita della giumenta bianca" di Etain Addey, Ed. Magi

venerdì 27 marzo 2015

751 - Sylvia Atricapilla: ninfe di Diana con i capelli neri nel mio giardino

Il mio giardino sta diventando sempre più un bosco, così capita sempre più spesso che venga visitato da animali inconsueti per un'area urbana.
Ieri ho scoperto che qui ha scelto di fermarsi anche una famiglia di capinere.

Pur vedendole  da tempo volare tra le fronde basse, non ero mai riuscita ad individuarle con esattezza, perché essendo un uccello molto timido, non esce quasi mai allo scoperto, preferendo rimanere nascosto tra le fronde del sottobosco. 


Negli ultimi giorni invece, si stanno facendo più coraggiose, e già diverse volte le ho viste muoversi  tra le foglie dell'edera (ho scoperto poi essere tra le loro piante preferite) che orna una bordura di fronte alla finestra della mia cucina.


E infine, ieri pomeriggio, mentre sedevo (immobile e silenziosa come una statua) a riposare tra un lavoro e l'altro, ho potuto mettere a fuoco questo piccolo uccello, agile e velocissimo negli spostamenti, pauroso e guardingo, che becchettava però con una certa sicurezza, ed ho potuto notare finalmente con certezza che si tratta proprio di una capinera.

Ho potuto individuare sia il maschio, con il caratteristico ciuffo nero sulla sommità della testa, che la femmina, che invece lo ha bruno rossiccio.


È sempre un fatto saggio e meraviglioso scoprire una nuova specie che vive così a contatto con noi e dunque subito nel pomeriggio ho voluto sapere di più di questo nuovo vicino di casa.
Mi sono messa così a cercare informazioni, scoprendo che:

- il suo nome naturalistico è Sylvia Atricapilla, che significa ninfa di Diana con i capelli neri (non è un nome bellissimo?)

- è un uccello migratore, il quale però non disdegna, se si trova bene, di passare lunghi periodi nello stesso luogo

- è molto timido (me ne ero accorta) e dunque rimane il più possibile fuori dai luoghi abitati, ma se trova un giardino boscoso (come questo è) può decidere di sceglierlo per la nidificazione

- nidificazione che avviene due volte l'anno, in tarda primavera e prima estate

- la femmina depone dalle tre alle sei uova, di un color avorio brunito tutto picchiettato in macchie marrone dal chiaro al rossiccio

- le uova vengono covate per circa quattordici giorni da entrambi i genitori

- alla schiusa i piccoli vengono nutriti allo stesso modo dal padre e dalla madre, senza distinzioni

- se uno dei due genitori accidentalmente dovesse morire, l'altro si occuperà da solo di portare i piccoli all'età adulta, nutrendoli fino a che non saranno autonomi e accompagnandoli nei primi voli

- se il nido viene minacciato da un predatore, uno dei due si fingerà ferito, anche gravemente, rimanendo fermo disteso o fingendo di zoppicare vistosamente (!) per attirare a sé il predatore distogliendolo dai pulcini

- i piccoli rimangono nel nido per circa due settimane, dopodiché lo lasceranno, rimanendo però sotto la custodia dei genitori, che continueranno ad imboccarli per ancora alcuni giorni

- il suo canto è bellissimo e tanto melodioso da poter essere assimilato al canto dell'usignolo (e anche di questo, mi ero accorta ascoltando...:))



E così adesso, quando la rivedrò, potrò sussurrarle: «Benvenuta Sylvia Atricapilla, ninfa di Diana dai capelli neri, creatura timida e coraggiosa. Mi casa es tu casa»


 * Le foto vengono tutte dal giardino. La ninfa di Diana non si lascia ovviamente né avvicinare né fotografare, ma possiamo immaginarla lì nascosta da qualche parte che ci guarda :)

lunedì 2 febbraio 2015

745 - Candelora, Candelora: semo drento o semo fora?

Quattro dipinti tra inverno e primavera, tutti disponibili in formato stampa, qui:
http://www.tizianarinaldi.it/tiziana_rinaldi__00000c.htm



Candelora, Candelora... semo drento o semo fora?  :)

Decine di proverbi indicano sia l'una che l'altra cosa.

"Nel dì di Candelora, se nevica o se plora, dall'inverno semo fora".

"Il dì di Candelora dall'inverno semo fora, ma se piove o tira vento dell'inverno semo drento".

"Candelora, Candelora, dall'inverno semo fora, ma se è sole o solicello, semo sempre a mezzinverno"

"Se a Candelora acqua o neve viene giù l'inverno non c'è più".

"A Candelora, l'orso dalla tana viene fora. Esce fora un momento, vede l'ombra e torna drento" (ombra significa sole, sole significa inverno: si può tornare a dormire).

Fora, drento... che confusione.
Meno male che poi c'è una storiella che rimette tutto -pressappoco- in ordine:

"Disse il villano alla Candelora:
se acqua o neve viene giù, l'inverno non c'è più.
Rispose il bove al villano:
l'inverno finisce quando il prato inerbisce.
Aggiunse tremolante un vecchio infreddolito:
l'inverno se ne va insieme con San Vito!
Ribattè un asino testardo:
la primavera sarà in ritardo finché tra i campi non spunterà il cardo.
In quel mentre, la quercia di cent'anni sorrise senz'affanni e a tutti confidò: è cosa assai sicura che l'inverno arriva quando arriva e dura quanto dura"

***

E buon dì di Mezzinverno a voi! :)

***

Alcuni dei proverbi della Candelora sono tratti dal Bugiardino- Lunario Agenda delle terre Liguri del 2014.  

domenica 25 gennaio 2015

743 - Cose che succedono tra un anno e l'altro: ricami, specchi, e misteriose creature














Con questo misterioso guardiano finale, si conclude la serie delle passeggiate tra un anno e l'altro. 
A tutti voi buone osservazioni d'inverno, e grazie per essere passati da qui :)

domenica 20 luglio 2014

727 - Segrete presenze


Nell'oscuro bosco dei cinghiali
ogni anima - anche in forma di radice di albero morto -
rende omaggio al suo re.

sabato 5 aprile 2014

712 - Sera di primavera


Quelle sere lunghe, azzurrine.
In cui ti giri pensando ad altro, e vieni catturata dal mondo là fuori, e senti che ti chiama.
Sulla mia finestra ancora un segno d'inverno, dono di una cara amica. Lo tengo lì, oltre che per affetto, anche perché fatico sempre un po'  ad uscire dalla stagione delle brume e del freddo, devo tenere con me qualcosa che me le ricordi. Ma in queste sere, queste sere azzurre punteggiate di fiori gialli, è il momento di fare il passo, varcare la soglia e lasciarsi avvolgere dal mondo che rinasce.
Buona serata a voi!

martedì 1 ottobre 2013

691 - Daucus carota: i nidi di fine estate


Il fiore della Carota selvatica (Daucus carota) è uno dei miei preferiti.
La sua bianca infiorescenza aperta caratterizza i campi di Luglio: dai freschi prati montani, alle fasce sassose di mezza collina, dai bordi delle autostrade, ai campi sospesi tra una periferia e l'altra, fino agli aridi e spinosi avamposti che portano al mare, Daucus carota apre il suo ombrello bianco caratterizzato dalla minuscola infiorescenza viola posta proprio al centro. E ne apre a mille e a mille per volta.
Ma è forse a fine estate e poi ancora in autunno, il momento in cui lo preferisco.
Quando, dopo l'impollinazione, si chiude su se stesso. Si raccoglie, assumendo forma di nido.
E i campi si riempiono di corolle che si abbracciano, si contengono, si proteggono.
Lo trovo così giusto, e preciso, inserito perfettamente nel suo momento.
E non posso non pensare, ogni volta che lo vedo, che sia lì -anche- per dirci, ricordarci, qualcosa.

mercoledì 24 luglio 2013

681 - nel bosco, a Luglio





L'inusuale forte calore, la luce intensa che filtra dai rami, il moto andante che diventa ipnotico del cammino, i rumori e i versi degli animali che ci raggiungono dal folto della macchia o da un dirupo, possono diventare così estranianti da trasformare l'idea stessa del bosco in qualcosa di diverso, di astratto, di magico, e dunque da stravolgere in questa direzione anche le immagini che ne provengono.
Buon proseguimento d'estate :)



mercoledì 3 aprile 2013

671 - Aprile - ispirazioni e gioie semplici


"Sarà perché Aprile è inondato di luce abbagliante. Sarà perché la terra sembra più verde. Sarà perché la resurrezione è il tratto distintivo di questo mese. E' per tutto questo che il nostro spirito spicca il volo? Ora arretra la stagione del buio e avanza con tutta la sua forza la stagione della luce. In giardino primule, viole del pensiero, violette, tulipani e gigli sono un'esplosione di colore. Ciascun fiore, ciascuna pianta e ciascun ramo testimoniano profondamente del potere dell'autenticità. [...]"
Sarah Ban Breathnach - L'incanto della vita semplice

***

Avevo pensato a una serie di ispirazioni tutte diverse - da quelle che seguono - per questo mese appena iniziato. Poi stamani, casualmente, mi sono ritrovata tra le mani questo scritto di Marguerite Yourcenar: I trentatre nomi di Dio. Trentatre poesie, trentatrè ispirazioni meravigliose da leggere, su cui meditare, da ripetere sussurrandole mentre stiamo facendo altro, da copiare su trentatre diversi cartoncini e farne dei piccoli quadri, da trascrivere sul diario, da cui partire per crearne ancora, da spargere come semi nel mondo. E non solo.

Buona passeggiata di Aprile :)

***

Gli abitanti delle isole

I trentatre nomi di Dio

1. Mare al mattino.
2. Rumore dalla sorgente nelle rocce sulle pareti di pietra.
3. Vento di mare a notte su un'isola.


Il ritorno


4. Ape.
5. Volo triangolare dei cigni.
6. Agnello appena nato, bell'ariete, pecora.


La trama dell'albero


7. Il tenero muso della vacca, il muso selvaggio del toro.
8. Il muso paziente del bue.
9. La fiamma rossa nel focolare.


Cantabile



10. Il cammello zoppo che attraversò la grande città affollata andando verso la morte.
11. L'erba. L'odore dell'erba.
12. (disegno suo, come tanti asterischi, stelline)


Vie di mare


13. La buona terra. La sabbia e la cenere
14. L'airone che ha atteso tutta la notte, intirizzito, e che trova di che placare la sua fame all'aurora.
 15. Il piccolo pesce che agonizza nella gola dell'airone.


Joyful

 
16. La mano che entra in contatto con le cose.
17. La pelle - tutta la superficie del corpo.
18. Lo sguardo e quello che guarda.


Sopra un prato di stelle


19. Le nove porte della percezione.
20. Il torso umano.
21. Il suono di una viola o di un flauto indigeno.


Tuttinsieme
  

22. Un sorso di una bevanda fredda o calda.
23. Il pane.
24. I fiori che spuntano dalla terra a primavera.


Buon tempo


25. Sonno in un letto.
26. Un cieco che canta e un bambino invalido.
27. Cavallo che corre libero.


Felicemente sottospora


28. La donna dei cani.
29. I cammelli che si abbeverano con i loro piccoli nel difficile wadi.
30. Sole nascente sopra un lago ancora mezzo ghiacciato.


Accade in primavera


31. Il lampo silenzioso. Il tuono fragoroso.
32. Il silenzio fra due amici.
33. La voce che viene da est, entra dall'orecchio destro e insegna un canto.


La casa dei gabbiani


E a tutte, tutti, buona rinascita di primavera.

***

Tutti i dipinti che vedete in questo post, sono disponibili in formato stampa, nel mio shop.


mercoledì 6 marzo 2013

667 - Marzo: ispirazioni e gioie semplici

"Nel mese di marzo tutti i semi
tornano dalla mamma a bere
e la promessa fatta nel cadere
tesse piano la forma del nome."
Mariangela Gualtieri - Senza polvere, senza peso

"Arriva Marzo, l'ultimo grido di esultanza dell'inverno e il primo sussulto di primavera. A poco a poco il nostro spirito si risveglia, insieme al mondo naturale, dal torpore del lungo inverno. I rami che fino a qualche giorno fa erano spogli ora germogliano di nuova vita. Sentiamo ridestarsi in noi la speranza. Dissodiamo la terra del giardino interiore. Questo mese pianteremo nel suolo fertile della nostra anima i semi della Semplicità."
Sarah Ban Breathnach - L'incanto della vita semplice

"E' questo il primo giorno mite di Marzo,
Più fragrante di momento in momento,
Col pettirosso che cinguetta in cima al larice
Che sorge accanto alla nostra casa.
Aleggia nell'aria una benedizione
Che sembra infondere un senso di gioia. [...]
Sorella mia! Vieni ti prego,
Presto, mettiti il tuo abito silvestre,
E non portar libri, chè questo giorno
Noi lo dedicheremo al riposo."
William Wordsworth 





Recita un vecchio adagio: ogni cosa ha il suo tempo e ogni lavoro la sua luna. Le gioie semplici che scelgo di condividere per il mese di Marzo, vengono tutte da ispirazioni di Sarah Ban Breathnach. Che ci consiglia di trasformarci in questi giorni in esploratrici di noi stesse iniziando un viaggio/gioco per ricordare, riscoprire, puntualizzare i nostri gusti, la nostra vera essenza.




- Ti trasferisci in una nuova casa, vuota. Stai per sceglierla e arredarla e hai carta bianca e denaro a sufficienza per farlo proprio come desideri: scrivi i venti particolari irrinunciabili, dando libero sfogo a fantasia, creatività, desideri. Dopodiché osserva: c'è qualcosa del tuo passato? Cosa hai portato dalla casa dove stai vivendo adesso? E da quelle della tua infanzia? Cosa vedi dalle finestre? Hai un giardino o sei arroccata sui tetti? Chi sono i tuoi vicini? Di quali colori hai tinto le pareti?





- Adesso passiamo al guardaroba. Armadi e cassetti sono vuoti: quali sono le prime dieci cose che ci metterai? Puoi scegliere abiti dal tuo guardaroba attuale o cominciare tutto da capo. Fatto? Ora osserva: pensavi di avere una predilezione per jeans e scarpe comode e invece hai riempito l'armadio di lunghi leggerissimi abiti colorati... ma non mi dire! ;)





- Anche la cucina deve essere riempita. Piatti, bicchieri, posate, tovaglie. Vasetti di fiori. Barattoli per il té. Una o più caffettiere. E poi: tende alle finestre, o no? Bicchieri di vetro colorato o semplice rigore? Piatti decorati o tinta unita?
Infine, come sopra, osserva. Sei sorpresa o quello che hai scelto conferma il tuo gusto?



Puoi continuare questo gioco per tutti gli altri aspetti che desideri.
Ricordando che, appunto, non è che un gioco.
Ma così come altre attività apparentemente inutili questo è un gioco che potrebbe svelarci molte cose, magari dimenticate.
Così non fosse, se non altro sarà stata l'occasione per prenderci tempo per noi in modo divertente.



E a tutte/i buon Marzo :)

* Tutte le foto sono state scattate da me nel corso dell'ultima settimana. Osservandole vedo che sono così diverse tra loro: mare, campagna, luce accecante, crepuscolo, notte, calma, movimento. Sembrano perfette per un momento dinamico come quello che precede e introduce la primavera.
Le lascio qui sperando possano aggiungere ispirazione alle ispirazioni :)


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