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lunedì 10 aprile 2017

787 - Di luce propria - Un nuovo dipinto di primavera


Negli ultimi dipinti, mi rendo conto riguardandoli e ripensandoli, è stata la luce a farmi da guida. 
Ne è riprova il fatto che, mentre elaboravo la foto di questo ultimo nato - pensando fra le altre cose al titolo da dargli - mi sono sentita fare toc toc sulla spalla, e una vocina mi ha suggerito:
Di luce propria.
***

Di luce propria è dipinto con tecnica mista su legno, misura cm 30x30, ed è disponibile sul mio sito.

giovedì 30 marzo 2017

786 - Un dipinto della primavera e la sua storia

Questo dipinto inizia da qui.
Dal significato etimologico di un passaggio stagionale. 

Equinozio di primavera. 
Dal dizionario etimologico: 
Equinozio - lat. Aequinòtium, da Equus, uguale, e Noctium, da Nòx Nòctis, notte; momento in cui il sole, passando sugli equatori, rende il giorno uguale alla notte in tutti i paesi della terra.
E ancora:
Stagione - lat. da Statio-ōnis, sosta, fermata, der. di stare fermo
E infine:
Primavera - lat. da Primus, primo, e Ver, la cui radice sembrerebbe Vas, dal sanscrito: ardere, splendere - da ricollegarsi a Vesta, dea del focolare domestico.

Non so che tipo di guida mi abbiano fatto queste parole, queste immagini archetipe, so solo che tutto è iniziato da lì.


In questa prima fase di lavorazione, potete osservare solo il tenue colore del cielo, le campiture delle case e un abbozzo di alberi e arbusti. Nei colori, nelle forme, nell'atmosfera, volevo un dipinto che evocasse pace, calma, equilibrio. Non mi ero creata una particolare palette di colori, avevo solo in mente qualcosa di tenue e avvolgente, qualcosa che ho seguito facendomi guidare da tonalità sfumate di rosa, grigio, verde, giallo senape - tutto mescolato ad una punta di bianco avorio per rendere i colori meno brillanti.


In questa seconda fase, riempite tutte le campiture del quadro, ho continuato il procedimento, come sempre faccio, venendo in avanti.
Ho creato il foliage di alberi e arbusti: osservando l'immagine potete notare la differenza tra gli arbusti già riempiti (i quattro in basso sul davanti) e quelli su cui devo ancora intervenire, che si presentano ancora con una base verde uniforme.
E anche il lavoro su quelli già riempiti non è ancora terminato: occuperà tutta l'ultima fase della lavorazione, quando mi dedicherò a sfumature e definizioni.


Dopo essermi dedicata alla foliazione e fioritura di tutte le piante e gli alberi in basso e alla sinistra del dipinto, ho completato il poco che rimaneva sulla destra.
Questo è solo un lavoro intermedio, poiché ci torno poi sempre sopra nella fase finale per definire/togliere/aggiungere/calibrare/ombreggiare/sfumare.
Costruire un dipinto è anche, e forse soprattutto, una questione di equilibri: la relazione tra gli spazi riempiti e quelli che rimarranno vuoti, quella tra le zone in ombra e quelle in luce, come l'alternanza di colori che virano più al caldo e quelli che tendono al freddo, etc.
Per me tutto questo, adesso, è puramente un fatto istintivo, naturale: dopo più di venti anni di lavoro continuativo non è più una questione di regole (che ci sono, e inizialmente sono di grande aiuto) ma di osservazione, e di sentire proprio il quadro nelle mani.


Ed ecco il dipinto finito.
Tutto è compiuto, ogni pianta ha avuto foglie e fiori in un gioco di equilibri, di chiari e scuri, di caldo e freddo, come vi ho raccontato nelle foto precedenti.
E così ci sono queste case, c'è un giardino incantato che le avvolge e le protegge, pieno di canti di uccelli, di un leggero stormire di fronde, del profumo dei fiori e delle foglie nuove.
E c'è un giorno speciale nel quale tutto è fermato nel suo perfetto equilibrio, e proprio in onore a questo equilibrio, ai giorni in cui il quadro è stato realizzato, e all'atmosfera di attesa che porta con sé, il suo titolo è - non poteva essere altrimenti che:
Equinozio di primavera.

E qui con l'andamento circolare che tanto mi piace si chiude il cerchio tornando alle frasi con cui tutto era iniziato. 
Dal dizionario etimologico: Equinozio - lat. Aequinòtium, da Equus, uguale, e Noctium, da Nòx Nòctis, notte; momento in cui il sole, passando sugli equatori, rende il giorno uguale alla notte in tutti i paesi della terra.


*** 

Equinozio di primavera è stato dipinto su legno con tecnica mista e misura cm 40x40.
È disponibile per le vostre case nel mio sito, sia come dipinto originale che in formato stampa.

***

Non è facile raccontare il procedimento mentale e fisico di un dipinto, mi piace molto farlo, ma ho sempre il dubbio di non riuscire a dire tutto o a farmi capire. Ma forse non è nemmeno così necessario, no?
Ogni dipinto è unico per chi lo osserva e parla ad ogni mente, ad ogni cuore, ad ogni anima, in modo diverso, raccontando ad ognuno la sua stessa storia.

lunedì 13 marzo 2017

785 - Cose piacevoli di quasi primavera

I passaggi da una stagione all'altra sono momenti impegnativi.

Specialmente quando, almeno per quanto mi riguarda, il passaggio è quello dall'inverno alla primavera. La luce che torna, la natura che si risveglia, una certa energia sottile che ci avvolge e ci invade, possono in certi casi trasformarsi in irrequietezza - ovvero energia che assorbiamo e disperdiamo in maniera disordinata - o al contrario in stanchezza eccessiva - ovvero energia che stagna, che vorrebbe fermarsi ancora un po' in letargo.
In momenti come questo è utile, secondo me, e a volte necessario, ripuntualizzare quello che ci piace per dargli lo spazio che necessita.

E così stamani mi sono messa lì con taccuino e penna e ho appuntato le cose che mi piace fare in questo periodo:

- annusare oli essenziali - ogni cambio di stagione ne acquisto uno o due che faranno da guida per i giorni a venire, e questo è indubbiamento un momento piacevole e un'attività che tende e ricentrarci

- osservare il cielo - mi piace sempre, ma specialmente nei tramonti e crepuscoli di fine inverno lo trovo ipnotico, il miglior modo per me di fare pulizia nella mente e cercare solo di essere

- ascoltare, cercando di farmi invisibile, il canto degli uccelli - nei pressi della primavera sono meravigliosi ricamatori dell'aria; e specialmente con la prima luce del mattino e l'ultima della sera il loro canto è una vera cura per l'anima

- finendo un libro amato fare ogni tipo di ricerca che lo riguardi - mi sta succedendo con Benedizione, così come era successo per Canto della pianura, entrambi di Kent Haruf, entrambi amatissimi

- scoprire casualmente un artista che mi piace e guardare con attenzione tutti i suoi lavori - due nomi  che si fondono in uno: Susan Collier e Sarah Campbell

- leggere poesia - è la mia guida sempre, specialmente nei momenti in cui mi devo riarmonizzare; alcuni suggerimenti: Mariangela Gualtieri, Mary Oliver, Chandra Livia Candiani, e nel mio cuore, sempre, Billy Collins

- nei momenti di assoluto relax, guardare e soprattuto forse ascoltare, video di persone che, in perfetto silenzio, e dunque solo con i suoni prodotti dalle loro azioni, cucinano o tagliano i capelli - con i capelli andiamo nel feticismo per quello che mi riguarda ;)

- rimanendo nel feticismo capillifero, cercare immagini di donne che hanno smesso di tingerli e trovarle bellissime

- entrare nel mio profilo pinterest, aprire una bacheca a caso e perdermi nelle foto che ho raccolto in questi anni - mi capita poi di rivederle nella mente come in un bellissimo caleidoscopio

- preparare i pacchetti per chi ha acquistato da me - che siano stampe, che siano originali, che siano libri, incartare tutto con cura, aggiungendo piccoli gadgets, biglietti, silenziose benedizioni


Quattro fatine in partenza per Roma

Come potete vedere sono attività molto semplici, che non necessitano di fatica o energie particolari. Non si tratta di intraprendere qualcosa di nuovo, darsi compiti, fare liste buoni propositi (la primavera, a parer mio, non è il momento migliore per questo) ma solo di sostare e godere tra le cose che amiamo, per riequilibrarci e assorbire dal bello le giuste energie per rinascere, così come fanno i fiori.

E voi, cosa amate fare, per il vostro semplice benessere, in questo momento?

giovedì 30 aprile 2015

753 - A cantar Maggio


Capo di casa ve porto 'na nova
Ve porto 'na felice primavera

E canta l'ucelino sula rama
L'inverno parte e primavera chiama

E l'è fiorita la ruta gentile
Ecco lo maggio e la cima d'aprile



Erano due i grandi momenti di rituale passaggio nel mondo arcaico contadino.

Uno si celebrava la notte del 31 Ottobre, quando si apre la porta che chiama i morti e li fa mescolare ai vivi. Imbolc.
L'altro, che quella porta la chiudeva definitivamente per aprire quella della luce, si celebrava la notte del 30 Aprile. Beltane. Questa notte.

Rimangono di questi riti antichi ricordi.
In certe parti d'Europa ancora si innalzano pali fioriti, si accendono fuochi, si parla col mondo per propiziare la buona stagione, il buon raccolto.


Da noi si cantava.
Era il cantar Maggio che nelle piazze, nei campi, nelle stalle, rinnovava la promessa di fertilità, amore, risveglio.


Questa è la casa delle maraviglie
Ci sta una mamma con tre belle figlie

Davanti a casa tua mi son trovato
Che bello paradiso c'ho veduto

Avete 'na figliola 'nnamorata
Sotto le mille chiave la tenete

Sotto le mille chiave come l'oro
Se me la date contento moro



In questo tempo, difficilmente i vecchi riti riescono a trovare posto. Ma tutto è ancora dentro di noi, scritto nel nostro dna, pronto a tornare in qualsiasi momento.

Non provate una sensazione di gioia primordiale leggendo le parole della canzone? Non sentite qualcuno che da lontano chiama?

È lui. Ed è lì fuori.
È il Re Maggio che torna a ingravidare il mondo.


Provo a sussurrarli piano questi versi.
Mondo, mi senti?
Forse un giorno riuscirò a cantarli, ricorderò come si fa.
E tu mi sentirai meglio.
Intanto...


Capo di casa ve porto 'na nova
Ve porto 'na felice primavera

E canta l'ucelino sula rama
L'inverno parte e primavera chiama

E l'è fiorita la ruta gentile
Ecco lo maggio e la cima d'aprile
.

***


* le strofe dei canti (in corsivo) sono tratte dai canti di Maggio della zona della Valle dell'Alto Chiascio e sono pubblicate sul libro "La vita della giumenta bianca" di Etain Addey, Ed. Magi

venerdì 27 marzo 2015

751 - Sylvia Atricapilla: ninfe di Diana con i capelli neri nel mio giardino

Il mio giardino sta diventando sempre più un bosco, così capita sempre più spesso che venga visitato da animali inconsueti per un'area urbana.
Ieri ho scoperto che qui ha scelto di fermarsi anche una famiglia di capinere.

Pur vedendole  da tempo volare tra le fronde basse, non ero mai riuscita ad individuarle con esattezza, perché essendo un uccello molto timido, non esce quasi mai allo scoperto, preferendo rimanere nascosto tra le fronde del sottobosco. 


Negli ultimi giorni invece, si stanno facendo più coraggiose, e già diverse volte le ho viste muoversi  tra le foglie dell'edera (ho scoperto poi essere tra le loro piante preferite) che orna una bordura di fronte alla finestra della mia cucina.


E infine, ieri pomeriggio, mentre sedevo (immobile e silenziosa come una statua) a riposare tra un lavoro e l'altro, ho potuto mettere a fuoco questo piccolo uccello, agile e velocissimo negli spostamenti, pauroso e guardingo, che becchettava però con una certa sicurezza, ed ho potuto notare finalmente con certezza che si tratta proprio di una capinera.

Ho potuto individuare sia il maschio, con il caratteristico ciuffo nero sulla sommità della testa, che la femmina, che invece lo ha bruno rossiccio.


È sempre un fatto saggio e meraviglioso scoprire una nuova specie che vive così a contatto con noi e dunque subito nel pomeriggio ho voluto sapere di più di questo nuovo vicino di casa.
Mi sono messa così a cercare informazioni, scoprendo che:

- il suo nome naturalistico è Sylvia Atricapilla, che significa ninfa di Diana con i capelli neri (non è un nome bellissimo?)

- è un uccello migratore, il quale però non disdegna, se si trova bene, di passare lunghi periodi nello stesso luogo

- è molto timido (me ne ero accorta) e dunque rimane il più possibile fuori dai luoghi abitati, ma se trova un giardino boscoso (come questo è) può decidere di sceglierlo per la nidificazione

- nidificazione che avviene due volte l'anno, in tarda primavera e prima estate

- la femmina depone dalle tre alle sei uova, di un color avorio brunito tutto picchiettato in macchie marrone dal chiaro al rossiccio

- le uova vengono covate per circa quattordici giorni da entrambi i genitori

- alla schiusa i piccoli vengono nutriti allo stesso modo dal padre e dalla madre, senza distinzioni

- se uno dei due genitori accidentalmente dovesse morire, l'altro si occuperà da solo di portare i piccoli all'età adulta, nutrendoli fino a che non saranno autonomi e accompagnandoli nei primi voli

- se il nido viene minacciato da un predatore, uno dei due si fingerà ferito, anche gravemente, rimanendo fermo disteso o fingendo di zoppicare vistosamente (!) per attirare a sé il predatore distogliendolo dai pulcini

- i piccoli rimangono nel nido per circa due settimane, dopodiché lo lasceranno, rimanendo però sotto la custodia dei genitori, che continueranno ad imboccarli per ancora alcuni giorni

- il suo canto è bellissimo e tanto melodioso da poter essere assimilato al canto dell'usignolo (e anche di questo, mi ero accorta ascoltando...:))



E così adesso, quando la rivedrò, potrò sussurrarle: «Benvenuta Sylvia Atricapilla, ninfa di Diana dai capelli neri, creatura timida e coraggiosa. Mi casa es tu casa»


 * Le foto vengono tutte dal giardino. La ninfa di Diana non si lascia ovviamente né avvicinare né fotografare, ma possiamo immaginarla lì nascosta da qualche parte che ci guarda :)

lunedì 2 febbraio 2015

745 - Candelora, Candelora: semo drento o semo fora?

Quattro dipinti tra inverno e primavera, tutti disponibili in formato stampa, qui:
http://www.tizianarinaldi.it/tiziana_rinaldi__00000c.htm



Candelora, Candelora... semo drento o semo fora?  :)

Decine di proverbi indicano sia l'una che l'altra cosa.

"Nel dì di Candelora, se nevica o se plora, dall'inverno semo fora".

"Il dì di Candelora dall'inverno semo fora, ma se piove o tira vento dell'inverno semo drento".

"Candelora, Candelora, dall'inverno semo fora, ma se è sole o solicello, semo sempre a mezzinverno"

"Se a Candelora acqua o neve viene giù l'inverno non c'è più".

"A Candelora, l'orso dalla tana viene fora. Esce fora un momento, vede l'ombra e torna drento" (ombra significa sole, sole significa inverno: si può tornare a dormire).

Fora, drento... che confusione.
Meno male che poi c'è una storiella che rimette tutto -pressappoco- in ordine:

"Disse il villano alla Candelora:
se acqua o neve viene giù, l'inverno non c'è più.
Rispose il bove al villano:
l'inverno finisce quando il prato inerbisce.
Aggiunse tremolante un vecchio infreddolito:
l'inverno se ne va insieme con San Vito!
Ribattè un asino testardo:
la primavera sarà in ritardo finché tra i campi non spunterà il cardo.
In quel mentre, la quercia di cent'anni sorrise senz'affanni e a tutti confidò: è cosa assai sicura che l'inverno arriva quando arriva e dura quanto dura"

***

E buon dì di Mezzinverno a voi! :)

***

Alcuni dei proverbi della Candelora sono tratti dal Bugiardino- Lunario Agenda delle terre Liguri del 2014.  

mercoledì 23 aprile 2014

713 - Questi giorni, qui da me








Qualche scatto per portarvi a passeggiare assieme a me.
A prestissimo!

sabato 5 aprile 2014

712 - Sera di primavera


Quelle sere lunghe, azzurrine.
In cui ti giri pensando ad altro, e vieni catturata dal mondo là fuori, e senti che ti chiama.
Sulla mia finestra ancora un segno d'inverno, dono di una cara amica. Lo tengo lì, oltre che per affetto, anche perché fatico sempre un po'  ad uscire dalla stagione delle brume e del freddo, devo tenere con me qualcosa che me le ricordi. Ma in queste sere, queste sere azzurre punteggiate di fiori gialli, è il momento di fare il passo, varcare la soglia e lasciarsi avvolgere dal mondo che rinasce.
Buona serata a voi!

martedì 25 marzo 2014

711 - Primavera silenziosa :)

Più di un mese senza aggiornare questo spazio, senza dare notizie di me! Mai successo prima :)
Ma penso sia normale anche questo... Seguendo il nostro istinto e la nostra naturalità alternare momenti in cui si è più portati verso l'esterno ad altri in cui prevale la vita interiore e il dialogo è tra noi e noi stesse. Questo è un momento così, in cui evidentemente sono meno portata a condividere. Ma la macchina fotografica è sempre con me mentre passeggio, e la primavera pare essere qui, seppure fresca, piovosa e... silenziosa :)
Un abbraccio a tutte voi, che pure nel silenzio, passeggiate con me.

***











giovedì 2 maggio 2013

678 - Per me è Via degli Aranci - avrebbe dovuto essere ispirazioni e gioie semplici

Ed ecco Maggio.
Poiché siamo all'inizio di un nuovo mese, avrei - me lo ero proposta per tutto l'anno - voluto introdurlo con una serie di suggestioni: poesie,  riflessioni, ispirazioni e gioie semplici.
In realtà mi accorgo di non essere ispirata io stessa per una cosa del genere. Non mi sono imbattuta, ultimamente, in nessuna bellissima poesia da condividere, e non mi sento in vena, in questo momento in cui sono stanca e indaffarata, di dare suggerimenti che io per prima non potrei seguire.

Voglio il più possibile essere autentica, questo è il mio unico comandamento al momento - da qualche tempo sempre più imperativo.

E dunque come lo introduco Maggio?
Vi offendereste se lo facessi con una serie di foto scattate nell'ultimo periodo?
Non credo, siete persone sportive... :)

Andiamo così assieme a cantar Maggio con:

 
Avete notato come le luci siano decisamente cambiate? Il bianco e il verde sono colori padroni di questo periodo. Quanto ne avevamo bisogno! E proprio il bianco e il verde, mi accorgo, sono gli elementi che ho maggiormente catturato con i miei scatti.
In questa prima foto vedete il grande albero di Magnolia Giapponese che caratterizza il mio giardino.
Si trova proprio di fronte all'entrata,  è un albero molto vecchio - quando sono arrivata in questa casa era già lì da anni -  che nel tempo ci è sfuggito di mano crescendo a dismisura. E' enorme.
Per me, se qualche astronauta di passaggio - ne passano ancora? - guarda da questa parte non può fare a meno di notarlo.
Io la chiamo Regina.
(Del resto è un'albera)






 
Un tratto di sentiero, l'ultimo, prima di raggiungere il Rifugio Margherita. 
Mi piace uscire da casa - io abito sul livello del mare, e, arrampicandomi per sentieri, raggiungere la massima altitudine che mi sia consentita usando solo le gambe - nel poco o tanto tempo che ho a disposizione. Il Rifugio Margherita si trova a 800 metri circa di altitudine. Non male, per la camminata di un pomeriggio. 
Ci sono capre selvatiche lassù. Mi diceva un abitante del posto, che sono capre rimaste senza padroni, si sono così raggruppate in gregge (una cinquantina di elementi) e sono adesso loro le vere padrone, Non è difficile scorgerle su qualche dirupo. E se anche non si faranno vedere si faranno sentire (odore, belati in lontananza, tracce del loro passaggio, escrementi).


E qui siamo al rifugio stessso, seduti su una panca di legno di fronte all'inizio del sentiero di discesa. Mentre ci riposavamo in attesa di riprendere il cammino del ritorno abbiamo avuto sole, nebbia, pioggia, di nuovo sole, tutto in un rapido sorprendente susseguirsi. Da quando ho fatto mia la convinzione che la natura, il luogo, abbiano con noi un continuo dialogo, noto così tanti particolari che prima non vedevo. Per cui, secondo me, quello è stato il modo del luogo di salutarci: regalandoci uno spettacolo di splendida varietà. Noi ringraziamo a nostra volta.


Amo i micromondi - sono ovunque attorno a noi.
 


E questa invece è la finestra della mia cucina durante una sera di pioggia. Stavo cucinando una zuppa e il vetro tutto appannato è irresistibile, rivela cose che i vetri nitidi non rivelano - specie mentre si fa sera...


 
Ancora la Regina.
Amo guardare attraverso i suoi rami. 
Non sembrano farfalle posate per un breve attimo, tutti quei i fiori?


Qui si torna a camminare. Sono affascinata e incuriosita dalle lastre di pietra che sulle colline qui attorno si snodano a volte  a delineare percorsi lunghissimi. Penso fossero originariamente linee di confine. E però, la loro disposizione che varia - a volte sono così come le vediamo qui in fila una dopo l'altra, altre a spina di pesce, altre ancora seguono schemi diversi molto vari - mi fa pensare anche a significati ancestrali legati ad antichi riti. Non ricordano un po' dei Menhir in miniatura? Ho scoperto poi, recentemente, che in montagna, nella zona del cuneese credo, vengono chiamati Madonnine. Questo mi fa ancora più propendere per aspetti magico-ancestrali. Non posso infatti immaginare l'enorme fatica di trasportarli fino in altitudine, per poi disporli, a centinaia, uno dopo l'altro, e così ben piantati che ancora a distanza di forse un secolo, o ancora di più, sono ancora lì ad accompagnare il nostro cammino. Tutto questo solo per delineare confini? Mmmhhhh. Non mi risuona come unica spiegazione...



Una delle spiagge di città, colta in un pomeriggio di primo sole. Mi piace vederla frequentata da tutto un pubblico colorato, un po' naif. Tra poco verrà chiusa, blindata da cabine. Ed è invece una cosa questa che il mio animo hippy e libertario detesta fin nel profondo. Non si vedrà più il mare passando e si potrà entrare solo pagando un pedaggio: che profonda inaccettabile ingiustizia...


Anche qui siamo in città. La via si chiama via Diaz (credo... con i nomi, anche delle vie, sono una frana...). Del resto per me è Via degli Aranci. Non è difficile capire il perché, giusto?

***


Uh, ma abbiamo già finito? Così pare.
Quasi mi dispiace, ci avevo preso gusto, avrei potuto continuare a raccontare per tutta la sera (e riguardando le foto, ci sarebbe anche tanto da aggiungere)

E pensare che iniziando il post non avevo assolutamente idea di cosa avrei scritto.
E' proprio vero che nell'incertezza basta fare il primo passo e che non dobbiamo farci ingannare da noi stessi e dai - tutti nostri - timore, pigrizia, e tutto il resto dell'ambaradan che siamo così abili ad usare per crearci blocchi di ogni genere.

Benvenuto Maggio.
Con un caro abbraccio a tutti voi che avete letto :)


mercoledì 3 aprile 2013

671 - Aprile - ispirazioni e gioie semplici


"Sarà perché Aprile è inondato di luce abbagliante. Sarà perché la terra sembra più verde. Sarà perché la resurrezione è il tratto distintivo di questo mese. E' per tutto questo che il nostro spirito spicca il volo? Ora arretra la stagione del buio e avanza con tutta la sua forza la stagione della luce. In giardino primule, viole del pensiero, violette, tulipani e gigli sono un'esplosione di colore. Ciascun fiore, ciascuna pianta e ciascun ramo testimoniano profondamente del potere dell'autenticità. [...]"
Sarah Ban Breathnach - L'incanto della vita semplice

***

Avevo pensato a una serie di ispirazioni tutte diverse - da quelle che seguono - per questo mese appena iniziato. Poi stamani, casualmente, mi sono ritrovata tra le mani questo scritto di Marguerite Yourcenar: I trentatre nomi di Dio. Trentatre poesie, trentatrè ispirazioni meravigliose da leggere, su cui meditare, da ripetere sussurrandole mentre stiamo facendo altro, da copiare su trentatre diversi cartoncini e farne dei piccoli quadri, da trascrivere sul diario, da cui partire per crearne ancora, da spargere come semi nel mondo. E non solo.

Buona passeggiata di Aprile :)

***

Gli abitanti delle isole

I trentatre nomi di Dio

1. Mare al mattino.
2. Rumore dalla sorgente nelle rocce sulle pareti di pietra.
3. Vento di mare a notte su un'isola.


Il ritorno


4. Ape.
5. Volo triangolare dei cigni.
6. Agnello appena nato, bell'ariete, pecora.


La trama dell'albero


7. Il tenero muso della vacca, il muso selvaggio del toro.
8. Il muso paziente del bue.
9. La fiamma rossa nel focolare.


Cantabile



10. Il cammello zoppo che attraversò la grande città affollata andando verso la morte.
11. L'erba. L'odore dell'erba.
12. (disegno suo, come tanti asterischi, stelline)


Vie di mare


13. La buona terra. La sabbia e la cenere
14. L'airone che ha atteso tutta la notte, intirizzito, e che trova di che placare la sua fame all'aurora.
 15. Il piccolo pesce che agonizza nella gola dell'airone.


Joyful

 
16. La mano che entra in contatto con le cose.
17. La pelle - tutta la superficie del corpo.
18. Lo sguardo e quello che guarda.


Sopra un prato di stelle


19. Le nove porte della percezione.
20. Il torso umano.
21. Il suono di una viola o di un flauto indigeno.


Tuttinsieme
  

22. Un sorso di una bevanda fredda o calda.
23. Il pane.
24. I fiori che spuntano dalla terra a primavera.


Buon tempo


25. Sonno in un letto.
26. Un cieco che canta e un bambino invalido.
27. Cavallo che corre libero.


Felicemente sottospora


28. La donna dei cani.
29. I cammelli che si abbeverano con i loro piccoli nel difficile wadi.
30. Sole nascente sopra un lago ancora mezzo ghiacciato.


Accade in primavera


31. Il lampo silenzioso. Il tuono fragoroso.
32. Il silenzio fra due amici.
33. La voce che viene da est, entra dall'orecchio destro e insegna un canto.


La casa dei gabbiani


E a tutte, tutti, buona rinascita di primavera.

***

Tutti i dipinti che vedete in questo post, sono disponibili in formato stampa, nel mio shop.


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