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giovedì 12 novembre 2015

759 - La vera storia di Christina

Sono sempre così attratta dalle vecchie storie, specialmente quelle che portano con loro un pizzico di mistero.
Ieri sono stata catturata da una di queste. Una storia di 102 anni fa.

È mattina presto, sto pigramente guardando la home page di facebook, quando la mia attenzione viene richiamata da alcune bellissime immagini che ritraggono una ragazza in rosso. 

È difficile,  si sa, nella marea di informazioni che ci giungono da ogni dove ogni giorno, essere catturati davvero da qualcosa, ma queste foto hanno un fascino unico, che chiama.
Clicco sul link al quale rimandano, e leggo l'articolo.

Le immagini ritraggono Christina, una splendida ragazza bionda, che cammina su una spiaggia, che siede pensosa sulle rive, in un giardino, appoggiata a un muro.
Sono immagini piene di fascino, un'atmosfera in bilico tra dipinto preraffaellita e fiaba gotica, che non possono lasciare indifferenti. Ma soprattutto, quello che mi lascia incredula è che si tratta di immagini scattate nel 1913. 
Sono così attuali da sembrare di un 1913 dell'altro ieri.

Si tratta dei primi sperimentali scatti  a colori della storia della fotografia, realizzati con una tecnica chiamata Autocromia, ideata da quei geni dei fratelli Lumière nel 1903. Una tecnica che richiede pazienza e maestria, in quanto la colorazione avviene tramite una fitta grana di fecola di patate, opportunamente trattata in modo da risultare gialla, rossa, blu, e distribuita poi su lastre di vetro. Su queste lastre viene poi stesa l'emulsione fotografica in bianco e nero, si mette il tutto in esposizione, ottenendo un negativo a colori. Un procedimento laborioso, che non sono neanche sicura di aver ben capito, ma non è questo che importa. Quello che importa è l'innegabile bellezza delle immagini che si ottengono, una bellezza senza tempo. 

Le foto in questione, racconta l'articolo, sono scattate sulla spiaggia di Lulworth Cove nel Dorset, da Mervyn O’Gorman (1871-1958) un ingegnere inglese tra i pionieri della fotografia a colori. E ritraggono tutte Christina, colei che nell'articolo viene definita la figlia.
Sono così colpita e affascinata dalla bellezza delle immagini che decido di condividerle sul mio profilo, e, curiosa come sono, inizio subito a fare delle ricerche sulla tecnica dell'autocromia.

Intanto alle foto si interessano anche i miei contatti, che iniziano a lasciare commenti ammirati. Tra questi mi incuriosisce il commento di Gianna, che mi scrive: "La Christina delle foto si chiamava Bevan, non era la figlia di O'Gorman, ma di suoi amici". 
A questo punto sono completamente in balia della storia, catturata tutta intera, tanto che non posso fare a meno di iniziare ricerche approfondite su Christina stessa, trovando diversi articoli, sia in italiano che in inglese.

ll primo ad interessarsi alla vera storia di Christina è il Daily Mail che il 5 Maggio di quest'anno esce con un articolo. Il giornale britannico narra di aver contattato il curatore del National Media Museum di Bradford (fondazione che custodisce la collezione della Royal Photographic Society, una delle più antiche istituzioni che si occupano di fotografia, e ha organizzato la mostra che ha reso note queste immagini), Colin Harding, il quale ha dei forti dubbi sul fatto che la ragazza sia la figlia di O’Gorman.
Dai registi anagrafici del 1911, risulta infatti che l’ingegnere e la moglie, Florence Rasch, non hanno figli. Impossibile dunque che nel 1913 possano avere una figlia adolescente. A parte questo, non esistono però altre informazioni sulla vita degli O’Gorman. La ricerca non risponde dunque alla domanda principale: "Chi è Christina?".

La questione sembra essersi arenata, ma l’11 giugno il National Media Museum torna sul fatto comunicando la conclusione delle ricerche. Grazie alla risonanza mediatica di quelle immagini, il museo è stato contattato da Stephen Riddle, un tecnico di laboratorio in pensione che è in possesso delle foto stereoscopiche, ereditate dal suocero, e firmate proprio da Mervin O’Gorman in persona.


In questa immagine si legge chiaramente che ad essere ritratte sono Daisy Bevan, con le due figlie, Anne (a destra) e Christina (al centro). 
Le tre donne appaiono anche in un altro scatto che nuovamente le nomina.


A questo punto non ci sono più dubbi e la storia può essere, seppure solo in parte, ricostruita.

Christina Elizabeth Frances Bevan ha sedici anni nelle foto che le scatta Mervyn O’Gorman. 
È nata l'8 marzo 1897 ad Harrow da Robert (filosofo, scrittore, studioso di religioni comparate e docente di ellenistica presso il King's College di Londra) e Mary (figlia di Granville Waldegrave, terzo barone di Radstock, detta Daisy) Bevan. La sorella Anne ha appena un anno meno di lei e la famiglia, che vive  al n. 6 di Chelsea Embankment - a soli due minuti a piedi dalla casa degli O'Gorman, al 21 di Embankment Gardens - deve essere molto amica della coppia, tanto da fare assieme gite ed escursioni e permettere a Christina di posare per questi scatti sperimentali. La scelta dell'abito rosso non è casuale, ma dettata da una precisa volontà, in quanto il colore rosso rende particolarmente bene nelle foto realizzate in autocromia.   
La sorella di Christina risulta essersi poi sposata con Charles Sanders Craven con il quale ha avuto due figli, Florence, morto a quindici anni nel 1945, e Robert, nato nel 1931 e probabilmente ancora in vita.

Di Christina non si sa invece altro, se non che è morta nel 1981, all'età di ottantaquattro anni.
Non si è mai sposata, non ha avuto figli.
Questo è tutto ciò che al momento si sa di questa splendida fanciulla bionda, così bella, così attuale, che conserva negli sguardi e nelle pose tutto il suo mistero.

Chissà cosa penserebbe di tutto l'interesse che ha suscitato e del fascino senza tempo che emanano queste immagini, una bellezza che ha spinto così tante persone ad interessarsi alla sua storia. 
Perché sono proprio la sua presenza, gli abiti che indossa, il suo modo di posare, il suo sguardo pensoso che rendono queste immagini uniche e speciali. È proprio lei.

La presenza di questa sedicenne del 1913, alla quale, chissà forse l'ing. O'Gorman, vedendo apparire le immagini appena sviluppate avrà detto: "Christina, guarda che meraviglia! Un giorno saremo famosi!".


Lei secondo me ha riso, scuotendo le spalle, tirandosi dietro l'orecchio una ciocca di capelli, con la leggerezza degli adolescenti, che non hanno bisogno che qualcuno glielo annunci: sanno benissimo da soli di essere immortali.


domenica 4 agosto 2013

684 - Cincischiare in Agosto - classici per ragazzi: i miei imperdibili

Ricordate il mio post Cincischiare?
Scrivevo, in uno dei suoi punti:
- cincischiare rileggendo o scoprendo per la prima volta, alcuni classici per l'infanzia (in un prossimo post la lista dei miei immancabili)

Ed eccolo il prossimo post.
Agosto è appena iniziato, c'è tutto il tempo per cincischiare ancora.
Magari leggendo o riscoprendo uno di questi libri.
Che non smetterei mai di leggere :)
Perché...



Perché Pippilotta Pesanella Tapparella Succiamenta sa - anche - essere molto precisa.

"- Avete visto il mio babbo passeggiare da queste parti?
- Mah. - rispose Pippi - Che tipo è? Ha gli occhi azzurri?
- Sì - disse la bambina.
- Di media statura, né troppo alto né troppo basso?
- Sì - disse la bambina.
- Cappello nero e scarpe nere?
- Sì sì - si affrettò a confermare la bambina.
- Allora no, non l'abbiamo proprio visto - disse Pippi decisa."

*******



Semplicemente perché non vorrete andarvene mai più. 

" Se scendete al molo di Stoccolma una mattina d'estate ci vedete ormeggiato il Gabbiano I, un vaporetto bianco che fa la spola tra l'arcipelago. Salite pure a bordo: è quello il vaporetto giusto. La campanella della partenza suonerà alle dieci in punto, e il Gabbiano I si staccherà a macchina indietro dal molo, salpando per il suo giro abituale, che termina laggiù, alle isole più lontane dell'arcipelago di Stoccolma. [...] Si spinge infaticabile oltre ampi fiordi e attraverso i più stretti bracci di mare, costeggia centinaia di isole verdeggianti e migliaia di grigi scogli. Procede senza affrettarsi, e quando tocca l'ultimo scalo (L'Isola dei Gabbiani, da cui ha preso il nome) il sole è già basso all'orizzonte."

*******



Perché Ronja è sì, figlia dell'impetuoso brigante Matteo e della saggia Lovisa. E anche figlia del temporale e delle strigi. Figlia di tutti i briganti di Matteo anche del vecchio Zucca Per. Ma sopra ogni cosa è figlia di bosco.

"- Figlia del temporale sei - diceva Lovisa - e anche figlia delle strigi. Presto sarai un'elfa dei boschi, questo si sa, ma stai bene attenta che le strigi non ti prendano! - [...] 
Belle, pazze e cattive erano le strigi. Con occhi acutissimi scrutavano dall'alto in mezzo agli alberi [...] ma nemmeno le strigi potevano distogliere Ronja da quei posti e da quei sentieri dove viveva la sua vita di creatura del bosco. Sì, era sola, ma non sentiva la mancanza di nessuno. Di che doveva sentire la mancanza?"

*******


  Emil

Per la sua grazia nel combinare guai.

"- Me ne infischio della loro festa da vecchi! - si disse Emil - Papà può issare la bandiera come più gli piace. Io mi farò un omino di legno e rimarrò arrabbiato e cattivo tutto il giorno."


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Perché pur non essendo propriamente un libro per ragazzi, è il mio libro.

"Sei molto brava ad arrampicarti, disse la nonna severa. E sei anche coraggiosa perché ho visto che avevi paura. Glielo devo raccontare o lascio perdere?
Sofia alzò una spalla e guardò la nonna.
Forse puoi tenertelo per te, disse. Ma lo puoi raccontare sul tuo letto di morte perché non vada perduto.
E' un'idea ultrabuona, riconobbe la nonna."

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Perché una sorella e un fratello ormai avanti nell'età e un'adolescente senza genitori, possono diventare famiglia in un libro delicato e domestico.

"Era quasi buio, il nebbioso crepuscolo novembrino era sceso su Green Gables e l'unica luce, in cucina, era quella delle fiamme della stufa. Anna se ne stava raggomitolata a gambe incrociate sul tappeto davanti al focolare, immersa nella contemplazione del fuoco di legno d'acero che scoppiettava allegramente. Fino a qualche minuto prima stava leggendo ma ora il libro era scivolato sul pavimento e lei stava sognando, con un sorriso sulle labbra."

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Perchè l'undicenne spericolata Ulrikke Elisabeth detta Bibi è figlia di un capostazione, pertanto può viaggiare gratis su tutti i treni. Da sola. Per tutta la Danimarca. 

"Sarebbe stata capace di continuare per un bel po', ma poi si accorse che dopo essersi fissati a vicenda i due presero a fissare lei, e il signore annuì, mentre la signora giunse le mani come fanno le vecchiette quando sentono una storia tristissima, poi agitandole su e giù, esclamò: - E' uno scandalo! Un vero scandalo!" 
- Ma quale scandalo? - domandò Bibi. 
Il signore e la signora non risposero. Poi il signore disse: - E' inconcepibile che quell'uomo lasci la sua unica figlia andare in giro come una vagabonda! [...]
La signora tirò fuori il fazzoletto e se lo premette contro la bocca, come si fa con il tovagliolo quando ci si è scottati con la zuppa. Ma in quel momento il treno si fermò.
Bibi si alzò tenendo Jens con una mano, mentre con l'altra apriva la porta: - Non voglio stare in uno scompartimento insieme a gente che dà dello scandalo a mio padre! Addio!"

*******



Perché Mary è - anche - un'adorabile bisbetica, puntuta, brusca e altezzosa.

"E fu così che Mary Poppins venne ad abitare al numero 17 di Viale dei Ciliegi.
E sebbene, talvolta, i Banks si sorprendessero a rimpiangere i giorni più quieti, più comuni, in cui lo scettro di famiglia era tenuto da Katie Nanna, ognuno, tutto sommato, era contento dell'arrivo di Mary Poppins. Il signor Banks era contento perché, essendo arrivata da sola, senza intralciare il traffico, lui non aveva dovuto dare la mancia al vigile. La signora Banks era contenta perché poteva dire a tutti che la bambinaia dei suoi figli era così alla moda che non voleva darle referenze. La signora Brill ed Ellen erano contente perché potevano bere il tè in cucina tutto il giorno e non erano obbligate a dar da mangiare ai bambini. Anche Robertson Ay era contento perché Mary Poppins aveva un solo paio di scarpe e le puliva da sola.
Ma nessuno sapeva cosa pensasse Mary, perché lei non diceva niente a nessuno."

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Perché:
 
"Si trovarono d'accordo nell'affermare che avrebbero preferito fare i banditi, anche un solo anno, nella foresta di Sherwood, che il Presidente degli Stati Uniti tutta la vita."
(E anche perché certe albe sul Mississippi sono indimenticabili. Pure alle due di un infuocato pomeriggio d'Agosto, in Italia)

*******



Perché... stavolta non ce lo fregano più.

 "Ora [...] non c'è più niente da scrivere e io sono stramaledettamente contento, perché se mi pensavo che buttare giù un libro era una rottura del genere manco ci provavo, e poco ma sicuro non mi ci metto più. Comunque penso che me la filo nel Territorio Indiano prima di chiunque altro, perché zia Sally vuole adottarmi così divento una persona civile, e io non lo reggo.
Stavolta non mi ci fregano più.
Sinceramente vostro,
Huck Finn"

martedì 2 luglio 2013

679 - cincischiare in solitaria - ovvero, l'estate

Inizia con Luglio il vero tempo d'estate. Quelle giornate lunghissime, irripetibili, di quando sembra che non possa esistere altro che questa stagione. Non esiste il buio di Novembre. Non esistono le brume di Febbraio. Esiste solo questo momento. Questo tempo dilatato e sognante in cui tutto quello che andrebbe fatto è rallentare. 
Rallentare e cinchischiare.




Cincischiare. 
Dice il dizionario: indugiare, perdere tempo senza concludere nulla di utile.
In realtà il concetto è molto più sfaccettato. Ne fa un suo cavallo di battaglia Sarah Ban Breathnach nel - da me - pluricitato libro Simple abundance.
Secondo l'autrice, cincischiare è una vera arte, "a metà tra introspezione e ispirazione [...] un'occupazione solitaria, da affrontare senza fretta per ricavarne i massimi benefici metafisici." E continua aggiungendo che "Il cincischiamento getta semi. E quando sarà il momento, mieteremo un abbondante raccolto di appagamento."
Secondo Alexandra Stoddard invece, cinchischiare "ci aiuta a diventare consapevoli di ciò che è ancora importante per noi, ciò che continua ad avere significato. Quest'atto tranquillo e privato può mettere a fuoco chiaramente diversi aspetti della nostra vita. E indicarci i nostri bisogni".
Tirando le somme, si può dunque dedurre che: 
- cinchischiare è un'attività deliziosamente femminile, 
- per essere davvero appagante deve essere assolutamente solitaria,
- il cincischiamento ci permette come poco altro di indugiare facendo qualcosa che non deve necessariamente essere produttivo, ma assolutamente appagante.
Qualcosa da fare assaporando con lentezza, senza preoccuparsi troppo del risultato. Cincischiare è godere pienamente del - e il - momento, senza essere disturbate da nessuno, senza che nessuno - noi per prime - debba aspettarsi niente che non sia puro godimento.




Che aspettiamo dunque?
E' giunto il momento.
Il momento perfetto per: ( di seguito alcuni suggerimenti di quelle che sono tra le mie preferite attività cincischiatorie)





 - cinchischiare tra i banchi di un mercatino dell'antiquariato o in una bottega di robivecchi cercando quell'inutile piccolo delizioso oggetto che ci ruberà il cuore

- cincischiare nei remainder di libri, nei reparti di fotografia, arredamento, art and craft, cultura contadina, animali, erbe e fiori, o tutto quello che vogliamo, cercando quel libro da sogno che sfoglieremo magari (magari!) sdraiate su un'amaca all'ombra




- cincischiare sperimentando profumatissimi infusi freddi, con fiori, erbe aromatiche, gustati nature o addolciti con miele o sciroppi vari

-  cincischiare dunque nella preparazione di detti sciroppi (non c'è niente di più pigro o facile che sciogliere su fuoco lento zucchero e frutta o fiori, per creare sciroppi da gustare in acqua freddissima) (magari comodamente sedute in un ombroso patio) (magari)

- ho da poco riscoperto gli smoothies: semplici frullati di frutta, con aggiunta di semi oleosi e/o latte e/o verdure e/o erbe aromatiche e/o pezzetti di cioccolato e/o tutto quello che ci suggeriscono il nostro frigorifero, la nostra dispenza, la nostra fantasia, la nostra voglia del momento. cincischiare cercando in rete idee per golosissimi smoothies (anche solo le immagini sono già appaganti), assemblare gli ingredienti, frullarli e gustarli è una vera attività cincischiatoria




- cinchischiare provando o riscoprendo l'antica arte del ricamo

- se l'ago non fa per noi potrebbero essere ideali uncinetto (c'è qualcosa di più delizioso del croquet? sì, ammetto c'è. ma il croquet ha il suo bel perché nella lista delle cose deliziose) o ferri (c'è tutto il tempo utile per lavorare la lunga lunga sciarpa di Gennaio)




- cincischiare nel riordino delle nostre collezioni o degli immancabili cassetti delle cianfrusaglie

- o sfogliando pigramente la più bella rivista di arredamento trovata in edicola



- cincischiare  cimentandosi in un'attività antica e di grande soddisfazione come la preparazione di marmellate e confetture o di salse o di verdure sott'olio/aceto da gustare poi nei lunghi mesi invernali ripensando al momento in cui noi stesse l'abbiamo preparate (in quella meravigliosa luce estiva, vestite in abiti leggerissimi, ascoltando le nostre canzoni preferite...)



- le meravigliose donne vittoriane iniziavano a preparare i regali di Natale (ovviamente in splendida autarchia) nel mese di Luglio. così, solo per dirlo ;)

- cincischiare rileggendo o scoprendo per la prima volta, alcuni classici per l'infanzia (in un prossimo post la lista dei miei immancabili)




- cincischiare cercando, raccogliendo o acquistando fiori di lavanda per preparare profumatissimi sacchetti (metterne uno accanto al cuscino pare assicuri un buon sonno)

- pare (dicono le allodole) che l'alba sia uno dei momenti in assoluto più belli dell'estate. cinchischiare riuscendo a gustarne in religioso silenzio e solitudine almeno tre (creando proprio un appuntamento) potrebbe essere bello. tanto bello




- cincischiare sperimentando l'arte calligrafica

- cinchischiare semplicemente godendo intensamente dell'odore della pioggia estiva, del suo rumore sulle foglie, dello sciabordio dell'onda, del profumo dei gelsomini nei giardini, dello stormire tra gli alberi la sera, delle cicale che tra poco iniziaranno a frinire ininterrottamente, del cinguettio di decine di uccelli diversi, dell'odore del croccante venduto ai banchetti delle fiere, della carezza dell'acqua fredda sulla pelle, della pigra sonnolenza del primo pomeriggio, e di tutte le sensazioni così tipicamente estive




- e infine, sdraiate, circondate da libri, lavori di ricamo o uncinetto, sorbetti al limone, sacchetti di lavanda da ultimare, ricette di marmellate, riviste di arredamento e quant'altro, socchiudere gli occhi, allontanare tutto con un pigro gesto della mano, e cinchischiare guardando i giochi di luce tra le foglie, o giochi di ombre sul soffitto,  o i riflessi del sole sull'acqua, o la calura che rende fluido l'orizzonte




Buona estate di cincischiaggio.
E alla prossima :)



venerdì 14 giugno 2013

677 - Da hobbista a professionista: il grande salto - Decalogo su come iniziare (con nota finale per chi vorrebbe ma ancora non può)

Diverse volte qui nel blog, ho parlato del mio cambiamento di vita avvenuto ormai quasi venti anni fa - cambiamento di cui non mi sono mai pentita.  Ho raccontato come è successo, ho cercato di dare incoraggiamenti a chi aveva lo stesso desiderio, ho raccontato di altre che lo avevano fatto. 
Ho, attraverso interviste a donne creative e coraggiose, cercato di spargere ispirazioni e semi buoni.
Forse per questo motivo, forse perché mi posso ormai considerare una veterana del settore cambiamenti di vita e promozione di se stesse attraverso internet (e non solo) mi giungono spesso email da persone, specialmente ragazze e donne, che vorrebbero intraprendere lo stesso percorso. Mi chiedono consigli, delucidazioni, che do sempre volentieri, aggiungendo quell'incoraggiamento necessario di cui siamo sempre così bisognose.

Ho così pensato che potrebbe essere utile e interessante raccoglierli questi suggerimenti, dare loro una sorta di ordine e condividerli perché possano essere di aiuto e ispirazione a chiunque ne abbia bisogno.

Inizierò oggi con un decalogo - che è poi di 11 punti :) - generico, sui passi, secondo me, necessari quando si voglia cominciare a fare sul serio.

Sottolineo che questi ovviamente sono solo miei suggerimenti, cose che io ho imparato sperimentando e mettendomi in gioco ogni giorno. Non prendetemi troppo alla lettera: trasformate ogni mio consiglio in ciò che è più adatto per voi.
Iniziamo? Iniziamo :)


Revive - dipinto originale disponibile qui


 1 - Il prodotto che offrite deve piacere a voi per prime. Anzi, mi spingo più in là: non solo vi deve piacere, ne dovete essere innamorate. Di qualsiasi cosa si tratti - dipinti, gioielli, abiti, accessori, cibi buonissimi, libri, etc - vorreste voi per prime averne un numero infinito, vorreste indossare solo quello, riempirvene la casa, vederlo per prima cosa quando vi svegliate al mattino. Non è consigliabile proporre agli altri qualcosa di cui non siamo pienamente convinte, qualcosa che non ci faccia battere il cuore ogni volta che lo vediamo, ogni volta che siamo impegnate a crearlo. Se voi per prime non siete sicure, soddisfatte, non amate profondamente ciò che offrite, questo verrà certamente registrato dai vostri potenziali clienti. Così come verranno captate - dalle antennine che tutti abbiamo - la gioia, la soddisfazione, l'essere veramente e pienamente felici del vostro prodotto. Attenzione però! Essere pienamente soddisfatte di ciò che offrite non significa che questo non potrà essere migliorato nel tempo: il fatto che sia un prodotto in divenire fa parte del processo gioioso di creazione. Siamo esseri in crescita, c'è sempre spazio per migliorare noi stesse e ciò che offriamo, ma, nel momento in cui voi proponete qualcosa, questa deve essere ai vostri occhi splendida, bellissima, la migliore che in quel momento voi possiate creare.

2 - Siate professionali: non si tratta più di un hobby, abbiamo fatto il salto - o lo stiamo per fare, o aneliamo a farlo. Professionalità significa riconoscere il proprio ruolo e non relegarlo in un ambito marginale. Professionalità significa una serie di azioni necessarie e obbligatorie, quali programmazione, studio, un certo numero di ore di lavoro giornaliero, attraversando anche momenti noiosi, ma necessari. Significa rispettare le scadenze - anche quelle che ci diamo noi - motivare le nostre scelte. Significa rispondere gentilmente e con pazienza alle richieste che ci giungono, non necessariamente accettandole tutte, anzi, il contrario: professionalità è anche saper dire di no.

3 - Siate in regola con le vostre entrate. Essere professionali significa anche questo. Essere in regola con i nostri guadagni, non è solo un atto civile di fondamentale importanza, ma è anche un modo per sentirci pienamente parte di un ruolo. Non è difficile, ci sono molte forme per farlo, adatte ad ogni tipo di entrata. Se aprire una partita iva in fase iniziale della vostra nuova o auspicata attività vi spaventa, non è necessario farlo subito. Ci sono altre forme per mettervi in regola. Non sono un'esperta del settore, ma se consultate un commercialista potrete trovare assieme il metodo migliore per voi.

4 - Non vergognatevi MAI nell'offrire il vostro prodotto, nel pubblicizzarlo - sia on line che dal vivo. Non state facendo un torto a nessuno, non state offendendo nessuno, non state facendo niente di male. State mostrando qualcosa che create con gioia anche allo scopo di averne un guadagno. Non siete una multinazionale che sfrutta l'ambiente e le persone. Siete un onesto artigiano/artista che vuole vivere con il proprio lavoro. Se qualcuno non sarà interessato, semplicemente smetterà di guardarvi, di seguirvi. Se non apprezzeranno quello che offrite non lo acquisteranno. Ma non dovete mai, nel modo più assoluto, vergognarvi.

5 - Chiarezza innanzitutto. La chiarezza sia persino preferibile alla bellezza. Chiarezza nel comunicare chi siete, cosa fate, come lo fate, come e a quanto lo vendete. Sono preferibili un sito e un blog semplici, snelli, chiari, in cui ogni informazione importante sia ben raggiungibile, e molto ben esposta, a blog o siti magari bellissimi, ricchissimi, ma farraginosi, troppo pieni di informazioni, incomprensibili. Prediligete, in ogni vostra comunicazione, la semplicità. Tutti devono capire subito chi siete, cosa offrite e come. Chiarezza anche nei social network, evitando post troppo personali fatti magari di quattro parole incomprensibili. Questo annoia, innervosisce. Non è creando un'aura misteriosa ed enigmatica che attirerete interesse. Tenetelo a mente.

6 - Osservate, osservate, osservate. Cosa? Il lavoro di chi ha fatto il vostro tipo di scelta, il loro modo di promuoversi e comunicare. Da tutti c'è qualcosa da imparare, specie, ovviamente, da chi ammirate. Promuovete questi ultimi a ruolo di mentori (seppure inconsapevoli): lasciate che vi ispirino. Ma, c'è quasi sempre un ma :),  fidatevi poi del vostro intuito e lasciate che sia la vostra personalità a parlare. Non siate copie di nessuno, osservate e imparate da tutti, ma siate solo, e sempre più, voi stesse.

7 - Organizzatevi. Effettuare, anche un minimo - se proprio siete allergiche al concetto - di programmazione è indispensabile. Tenete vari quaderni: uno per annotare genericamente tutti i progetti che vi vengono in mente, altri per sviluppare ognuno dei progetti che avrete annotato nel primo. Per alcuni di questi progetti occorreranno anni prima che possano vedere la luce, altri potrete realizzarli in pochi giorni o settimane. Proprio per questo, programmare le cose, mettere nero su bianco, scrivendo tutto, anche le domande alle quali al momento non avete risposta, è importante. Cercate di tenere fede a tutte le idee che vi vengono in mente, vagliatele una ad una con attenzione dando loro un ordine di importanza. Un minimo di programmazione in questo senso è importante, non solo per tenere a mente tutto, ma anche per non essere travolte. Ma attenzione (ecco il ma :)), essere travolte sarà inevitabile quando avrete quell'idea fantastica, meravigliosa, imprescindibile, irrimandabile che, finché non sarà realizzata, si prenderà ogni ora del vostro tempo.

8 - Sì ho pronunciato quella spaventosa parola. Tempo. Non c'è n'è mai, non basta mai, è sempre preso da qualcos'altro. L'argomento è spinoso, richiederebbe un solo post tutto per sè, ma è indispensabile affrontarlo. Cercare di darsi un orario giornaliero è un atto che potrebbe apparire di costrizione, poca libertà, soffocante. Ma, senza un minimo di pianificazione, è molto difficile non essere travolte da una sorta di caos improduttivo che va a risucchiare anche quello che dovrebbe essere tempo libero, di puro svago. Dunque trovate un vostro modo per affrontare la cosa. Createvi degli schemi per i vari periodi, fate una sorta di programmazione settimanale e poi giornaliera, in cui sistemare pressappoco tutto. Essere professionali è passare anche da qui.

9 - Siate equilibrate. Può accadare, specie i primi tempi di una nuova attività tanto sognata e preparata con amore, che vogliate fare quello per dodici ore ogni giorno. Lo so, ci sono passata. Ma in questo modo, o inevitabilmente finirete per trascurare il resto, o, se siete delle reginette del faccio tutto io e lo faccio bene, finirete per esaurirvi molto presto. Cercate dunque di non farvi travolgere dall'impazienza e dalla voglia di fare troppo, prendendovi, SEMPRE all'interno di ogni giornata e più ampiamente all'interno di ogni settimana, alcune ore, o un intero pomeriggio, o anche un'intera giornata, in cui nel modo più assoluto non vi dedicherete alla vostra attività ma solo al riposo, alle passeggiate, alla lettura, allo svago.

10 -  Lasciate che OGNI COSA vi ispiri. A questo proposito portate sempre con voi taccuino e macchina fotografica per fissare con poche parole o un'immagine ognuna delle cose che vi colpisce. Siate curiose, aperte, recettive. Guardate sempre tutto con sguardo nuovo, come se, ogni volta che lo vedete, fosse la prima.

11 - DIVERTITEVI!


In sé - dipinto originale disponibile qui


Bene.
Ho cercato di essere più coincisa possibile: ognuno di questi punti potrebbe essere sviluppato in modo molto più ampio e  approfondito. Non è però questo il post e il momento per farlo. Spero di esservi stata utile e di ispirazione. Ognuna delle vostre aggiunte, proposte, puntualizzazioni, sarà utile e benvenuta.
Così come mi sarà utile sapere cosa pensate di questo genere di argomento. Vorreste altri decaloghi in futuro? Avete argomenti o curiosità particolari di cui vorreste io trattassi?
Scrivetemelo qui sotto.

Per oggi un abbraccio e un saluto e alla prossima!


***

Aggiungo una breve nota per coloro che il grande salto ancora non lo hanno fatto, ma lo stanno sognando, cullando, preparando, anelando...
Quello che vorrei suggerirvi è: fingete. Con voi stesse, intendo :)
Fate finta di averlo già fatto, il benedetto salto. O fate come se doveste farlo domani. 
Provate dunque, per tutto il tempo che potrete/vorrete, ad applicare comunque questo decalogo, adattato alle vostre esigenze di vita e lavoro attuali, in modo da potervi abituare all'idea di un vero cambiamento. A fargli spazio. 
Quello della finzione è un metodo abbastanza sperimentato di cui ho letto più volte. Fingere di avere già ciò che tanto vorremmo, comportarsi come se fosse già nostro, pare apra diverse porte. Sblocchi diversi meccanismi incastrati. Provate. Una finzione convinta :)
E buona fortuna perché possa diventare prestissimo realtà.



lunedì 6 maggio 2013

679 - Mi ispirano le mani

Ero nervosa stamani, irrequieta. Forse uno scampolo di strani sogni mi era rimasto impigliato ai capelli, tenendomi appesa, da qualche parte. E non sempre mi piace stare sospesa da qualche parte, specie se non sono io che l'ho deciso, ma uno dei miei sogni. 
Quando sono nervosa, irrequieta, sospesa, ho scoperto che vedere immagini che mi piacciono, che mi rilassano, mi fa stare bene, mi riporta in stato di grazia. 
Più di ogni altra cosa sono forse sempre le immagini che mi curano. 
Così appena ho avuto un attimo di buon tempo mi sono collegata alla mia bacheca più amata di Pinterest, inspire me, e mi sono lasciata ispirare e riportare a casa dalle sue immagini. 
Specialmente da quelle che rappresentano mani.

Sono affascinata dalle mani. Trovo siano la parte più vera di una persona. C'è chi basa la sua prima impressione sullo sguardo, sulla camminata, sulla postura. Io mi baso - molto - sulle mani. Le mani non ingannano quasi mai. Sulle mani ci sono scritte le nostre abitudini, sono registrati i ricordi,  scorre la nostra storia. Anche se stanno ferme, dicono tantissimo. Se poi iniziano a muoversi narrano più di un libro. 
Probabilmente non sono la sola a leggere le mani. Chissà quanti di voi che state leggendo adesso me, praticate lo stesso tipo di interpretazione.

E così, stamani, ho lasciato che immagini di mani curassero la mia inquietudine, soffiassero sulle mie nubi.


Mani raccolte in grembo,  piene di grazia,



 
 mani che aiutano il vento a soffiare in un abito



le mani di Biancaneve - subito dopo, subito prima,



 mani che si fanno rami,



 
 e nido,



 mani che giocano col sole,



mani che si tengono ancora



mani che aiutano a leggere - vecchi accoglienti libri,



mani che raccontano.


***

Ricordo che una volta, anni fa, stavo navigando su uno dei battelli che raggiungono paesi e località sulle coste dei dintorni. 
Era un giorno di prima estate, non c'era molta gente a bordo: qualche turista in anticipo sulla stagione e un gruppo di francesi in gita, forse una trentina di persone, tutti avanti negli anni. 
La luce del sole era fortissima, avevo così abbassato la tela del mio cappello, mentre ci avvicinavamo alla costa per raggiungere uno dei primi posti di fermata, quello dove sarebbero scesi i turisti. Che infatti avevano già iniziato a prepararsi raccogliendo le loro cose. 
Io avrei proseguito, potevo così rimanermene tranquilla sulla panca di prua, appoggiata al legno caldo della barca. 
Con la tesa del cappello abbassata, non potevo vedere in quel momento il paesaggio di fronte, né i visi delle persone che si apprestavano a scendere, ma avevo una vista privilegiata sulle loro mani. Che mi sfilarono tutte di fronte, mentre loro raggiungevano la passerella di discesa. 
Che momento irripetibile! Ero ammaliata e affascinata da questo passaggio di mani.
La discesa da una barca avviene in modo lento, bisogna fare attenzione, specie per un attimo, quello del primo passo verso la terra; si è sospesi in quel momento tra il bordo e la passerella, e se chi sta scendendo non ha l'agilità della gioventù tutto avviene con molto indugio. Dando a me tutto l'agio per poterle osservare bene quelle mani, che in alcuni casi mi si soffermarono di fronte anche piuttosto a lungo. 
C'erano mani quiete, altre più ansiose, alcune molto segnate dagli anni e dal lavoro, altre più levigate e curate, alcune nude, altre con una consumata fede nuziale, altre ancora con due fedi, una sovrapposta all'altra; due mani si tenevano per mano, una indossava vecchi anelli di oro brunito, un'altra un vecchissimo orologio dal cinturino nero. Non potevo fare a meno di pensare a quanto avessero accarezzato e curato, quanti orli avessero cucito, quanta farina impastato, quante viti avvitato, quanti pacchi trasportato, quante serrature avessero aperto, quanto si fossero massaggiate una con l'altra, quanto si fossero agitate litigando, quanto avessero colpito con ira un'altra creatura, quanto si fossero fatte nido, e infine raccolte quietamente in grembo.
Con molta determinazione mi ero imposta di non alzare lo sguardo: non volevo vedere i volti che a quelle mani appartenevano. No, di quelle persone incontrate per caso in un giorno di prima estate, io volevo conoscere la storia attraverso le mani che mi passavano davanti. 
Scesero tutti. La barca si allontanò dalla costa e riprese la navigazione. 
Io rimasi con la schiena appoggiata al legno caldo della barca e la tesa del cappello abbassata, pensando che un'occasione del genere era stata un regalo unico. 
Ancora oggi le ricordo, tutte quelle mani. 

***

(tutte le immagini sono tratte da Pinterest. cliccando su ognuna delle foto, nella bacheca stessa, potrete giungere alle sue fonti)

giovedì 2 maggio 2013

678 - Per me è Via degli Aranci - avrebbe dovuto essere ispirazioni e gioie semplici

Ed ecco Maggio.
Poiché siamo all'inizio di un nuovo mese, avrei - me lo ero proposta per tutto l'anno - voluto introdurlo con una serie di suggestioni: poesie,  riflessioni, ispirazioni e gioie semplici.
In realtà mi accorgo di non essere ispirata io stessa per una cosa del genere. Non mi sono imbattuta, ultimamente, in nessuna bellissima poesia da condividere, e non mi sento in vena, in questo momento in cui sono stanca e indaffarata, di dare suggerimenti che io per prima non potrei seguire.

Voglio il più possibile essere autentica, questo è il mio unico comandamento al momento - da qualche tempo sempre più imperativo.

E dunque come lo introduco Maggio?
Vi offendereste se lo facessi con una serie di foto scattate nell'ultimo periodo?
Non credo, siete persone sportive... :)

Andiamo così assieme a cantar Maggio con:

 
Avete notato come le luci siano decisamente cambiate? Il bianco e il verde sono colori padroni di questo periodo. Quanto ne avevamo bisogno! E proprio il bianco e il verde, mi accorgo, sono gli elementi che ho maggiormente catturato con i miei scatti.
In questa prima foto vedete il grande albero di Magnolia Giapponese che caratterizza il mio giardino.
Si trova proprio di fronte all'entrata,  è un albero molto vecchio - quando sono arrivata in questa casa era già lì da anni -  che nel tempo ci è sfuggito di mano crescendo a dismisura. E' enorme.
Per me, se qualche astronauta di passaggio - ne passano ancora? - guarda da questa parte non può fare a meno di notarlo.
Io la chiamo Regina.
(Del resto è un'albera)






 
Un tratto di sentiero, l'ultimo, prima di raggiungere il Rifugio Margherita. 
Mi piace uscire da casa - io abito sul livello del mare, e, arrampicandomi per sentieri, raggiungere la massima altitudine che mi sia consentita usando solo le gambe - nel poco o tanto tempo che ho a disposizione. Il Rifugio Margherita si trova a 800 metri circa di altitudine. Non male, per la camminata di un pomeriggio. 
Ci sono capre selvatiche lassù. Mi diceva un abitante del posto, che sono capre rimaste senza padroni, si sono così raggruppate in gregge (una cinquantina di elementi) e sono adesso loro le vere padrone, Non è difficile scorgerle su qualche dirupo. E se anche non si faranno vedere si faranno sentire (odore, belati in lontananza, tracce del loro passaggio, escrementi).


E qui siamo al rifugio stessso, seduti su una panca di legno di fronte all'inizio del sentiero di discesa. Mentre ci riposavamo in attesa di riprendere il cammino del ritorno abbiamo avuto sole, nebbia, pioggia, di nuovo sole, tutto in un rapido sorprendente susseguirsi. Da quando ho fatto mia la convinzione che la natura, il luogo, abbiano con noi un continuo dialogo, noto così tanti particolari che prima non vedevo. Per cui, secondo me, quello è stato il modo del luogo di salutarci: regalandoci uno spettacolo di splendida varietà. Noi ringraziamo a nostra volta.


Amo i micromondi - sono ovunque attorno a noi.
 


E questa invece è la finestra della mia cucina durante una sera di pioggia. Stavo cucinando una zuppa e il vetro tutto appannato è irresistibile, rivela cose che i vetri nitidi non rivelano - specie mentre si fa sera...


 
Ancora la Regina.
Amo guardare attraverso i suoi rami. 
Non sembrano farfalle posate per un breve attimo, tutti quei i fiori?


Qui si torna a camminare. Sono affascinata e incuriosita dalle lastre di pietra che sulle colline qui attorno si snodano a volte  a delineare percorsi lunghissimi. Penso fossero originariamente linee di confine. E però, la loro disposizione che varia - a volte sono così come le vediamo qui in fila una dopo l'altra, altre a spina di pesce, altre ancora seguono schemi diversi molto vari - mi fa pensare anche a significati ancestrali legati ad antichi riti. Non ricordano un po' dei Menhir in miniatura? Ho scoperto poi, recentemente, che in montagna, nella zona del cuneese credo, vengono chiamati Madonnine. Questo mi fa ancora più propendere per aspetti magico-ancestrali. Non posso infatti immaginare l'enorme fatica di trasportarli fino in altitudine, per poi disporli, a centinaia, uno dopo l'altro, e così ben piantati che ancora a distanza di forse un secolo, o ancora di più, sono ancora lì ad accompagnare il nostro cammino. Tutto questo solo per delineare confini? Mmmhhhh. Non mi risuona come unica spiegazione...



Una delle spiagge di città, colta in un pomeriggio di primo sole. Mi piace vederla frequentata da tutto un pubblico colorato, un po' naif. Tra poco verrà chiusa, blindata da cabine. Ed è invece una cosa questa che il mio animo hippy e libertario detesta fin nel profondo. Non si vedrà più il mare passando e si potrà entrare solo pagando un pedaggio: che profonda inaccettabile ingiustizia...


Anche qui siamo in città. La via si chiama via Diaz (credo... con i nomi, anche delle vie, sono una frana...). Del resto per me è Via degli Aranci. Non è difficile capire il perché, giusto?

***


Uh, ma abbiamo già finito? Così pare.
Quasi mi dispiace, ci avevo preso gusto, avrei potuto continuare a raccontare per tutta la sera (e riguardando le foto, ci sarebbe anche tanto da aggiungere)

E pensare che iniziando il post non avevo assolutamente idea di cosa avrei scritto.
E' proprio vero che nell'incertezza basta fare il primo passo e che non dobbiamo farci ingannare da noi stessi e dai - tutti nostri - timore, pigrizia, e tutto il resto dell'ambaradan che siamo così abili ad usare per crearci blocchi di ogni genere.

Benvenuto Maggio.
Con un caro abbraccio a tutti voi che avete letto :)


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