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lunedì 13 marzo 2017

785 - Cose piacevoli di quasi primavera

I passaggi da una stagione all'altra sono momenti impegnativi.

Specialmente quando, almeno per quanto mi riguarda, il passaggio è quello dall'inverno alla primavera. La luce che torna, la natura che si risveglia, una certa energia sottile che ci avvolge e ci invade, possono in certi casi trasformarsi in irrequietezza - ovvero energia che assorbiamo e disperdiamo in maniera disordinata - o al contrario in stanchezza eccessiva - ovvero energia che stagna, che vorrebbe fermarsi ancora un po' in letargo.
In momenti come questo è utile, secondo me, e a volte necessario, ripuntualizzare quello che ci piace per dargli lo spazio che necessita.

E così stamani mi sono messa lì con taccuino e penna e ho appuntato le cose che mi piace fare in questo periodo:

- annusare oli essenziali - ogni cambio di stagione ne acquisto uno o due che faranno da guida per i giorni a venire, e questo è indubbiamento un momento piacevole e un'attività che tende e ricentrarci

- osservare il cielo - mi piace sempre, ma specialmente nei tramonti e crepuscoli di fine inverno lo trovo ipnotico, il miglior modo per me di fare pulizia nella mente e cercare solo di essere

- ascoltare, cercando di farmi invisibile, il canto degli uccelli - nei pressi della primavera sono meravigliosi ricamatori dell'aria; e specialmente con la prima luce del mattino e l'ultima della sera il loro canto è una vera cura per l'anima

- finendo un libro amato fare ogni tipo di ricerca che lo riguardi - mi sta succedendo con Benedizione, così come era successo per Canto della pianura, entrambi di Kent Haruf, entrambi amatissimi

- scoprire casualmente un artista che mi piace e guardare con attenzione tutti i suoi lavori - due nomi  che si fondono in uno: Susan Collier e Sarah Campbell

- leggere poesia - è la mia guida sempre, specialmente nei momenti in cui mi devo riarmonizzare; alcuni suggerimenti: Mariangela Gualtieri, Mary Oliver, Chandra Livia Candiani, e nel mio cuore, sempre, Billy Collins

- nei momenti di assoluto relax, guardare e soprattuto forse ascoltare, video di persone che, in perfetto silenzio, e dunque solo con i suoni prodotti dalle loro azioni, cucinano o tagliano i capelli - con i capelli andiamo nel feticismo per quello che mi riguarda ;)

- rimanendo nel feticismo capillifero, cercare immagini di donne che hanno smesso di tingerli e trovarle bellissime

- entrare nel mio profilo pinterest, aprire una bacheca a caso e perdermi nelle foto che ho raccolto in questi anni - mi capita poi di rivederle nella mente come in un bellissimo caleidoscopio

- preparare i pacchetti per chi ha acquistato da me - che siano stampe, che siano originali, che siano libri, incartare tutto con cura, aggiungendo piccoli gadgets, biglietti, silenziose benedizioni


Quattro fatine in partenza per Roma

Come potete vedere sono attività molto semplici, che non necessitano di fatica o energie particolari. Non si tratta di intraprendere qualcosa di nuovo, darsi compiti, fare liste buoni propositi (la primavera, a parer mio, non è il momento migliore per questo) ma solo di sostare e godere tra le cose che amiamo, per riequilibrarci e assorbire dal bello le giuste energie per rinascere, così come fanno i fiori.

E voi, cosa amate fare, per il vostro semplice benessere, in questo momento?

martedì 15 dicembre 2015

766 - L'alberello de noantri

Correvo al parco quando l'ho visto.
Era il primo pomeriggio di un'uggiosa giornata di tardo autunno, e lui, il miniramo, mi stava aspettando sul ciglio di uno dei vialetti secondari. 
L'ho visto e ho avuto una premonizione su quello che sarebbe potuto diventare. Senza nemmeno fermarmi ho curvato a trecentosessanta gradi per tornare indietro, l'ho raccolto, e tenendolo in mano tipo fiaccola olimpica sono rientrata a casa.
Lì gli ho trovato un posto: entrava alla perfezione in una delle nicchie della libreria bianca nel mio studio, e la forma della base gli permetteva di stare in piedi da solo, senza alcun appoggio né sostegno. La spiegazione poteva essere solo una: si era immolato per me :) 

Avevo già in mente come lo avrei addobbato - avevo avuto una visione al parco, no?
Ho sempre, in un'apposita scatola, un certo numero di stampe sbagliate. Sono le stampe che escono dalla stampante con qualche imperfezione, magari visibile solo ai miei occhi, ma che mi rende impossibile poterle spedire a chi ne aveva fatto richiesta. Di queste stampe imperfette faccio poi l'uso più svariato: ritaglio dei collage che poi attacco ai miei muri, realizzo bigliettini, minicartoline, cose così. Fino ad ora non erano mai diventate un albero di Natale, ma c'è sempre una prima volta.
Questa è la storia.

E questo il risultato.
L'ho battezzato l'alberello de noantri.
 
Se l'idea vi piace realizzarne uno tutto vostro è facilissimo. Basta un miniramo come questo; disegnate e colorate poi su un cartoncino non troppo pesante (vanno benissimo gli album Fabriano che si usano a scuola) tutte le forme che volete (case, stelle, fiori, lune, gatti), ritagliateli, forateli in alto al centro con la punta di una forbicina o di un piccolo chiodo, fate passare del filo (di metallo, di cotone, di nylon, di sottilissimo spago) e appendete le vostre forme a diverse altezze. 
Io il mio l'ho lasciato così, semplice e sobrio.
Ma voi potete completarlo a scelta con bacche, minilucine, o quello che vorrete.
Tutto qui.
Fatemi sapere se ne farete uno anche voi :) 

***

Le mie casine sono appese con un sottile filo di metallo e al minimo soffio d'aria si animano come se dentro ci fosse una festa.
E chissà. 
Forse è proprio così, da quelle parti :)

giovedì 12 novembre 2015

759 - La vera storia di Christina

Sono sempre così attratta dalle vecchie storie, specialmente quelle che portano con loro un pizzico di mistero.
Ieri sono stata catturata da una di queste. Una storia di 102 anni fa.

È mattina presto, sto pigramente guardando la home page di facebook, quando la mia attenzione viene richiamata da alcune bellissime immagini che ritraggono una ragazza in rosso. 

È difficile,  si sa, nella marea di informazioni che ci giungono da ogni dove ogni giorno, essere catturati davvero da qualcosa, ma queste foto hanno un fascino unico, che chiama.
Clicco sul link al quale rimandano, e leggo l'articolo.

Le immagini ritraggono Christina, una splendida ragazza bionda, che cammina su una spiaggia, che siede pensosa sulle rive, in un giardino, appoggiata a un muro.
Sono immagini piene di fascino, un'atmosfera in bilico tra dipinto preraffaellita e fiaba gotica, che non possono lasciare indifferenti. Ma soprattutto, quello che mi lascia incredula è che si tratta di immagini scattate nel 1913. 
Sono così attuali da sembrare di un 1913 dell'altro ieri.

Si tratta dei primi sperimentali scatti  a colori della storia della fotografia, realizzati con una tecnica chiamata Autocromia, ideata da quei geni dei fratelli Lumière nel 1903. Una tecnica che richiede pazienza e maestria, in quanto la colorazione avviene tramite una fitta grana di fecola di patate, opportunamente trattata in modo da risultare gialla, rossa, blu, e distribuita poi su lastre di vetro. Su queste lastre viene poi stesa l'emulsione fotografica in bianco e nero, si mette il tutto in esposizione, ottenendo un negativo a colori. Un procedimento laborioso, che non sono neanche sicura di aver ben capito, ma non è questo che importa. Quello che importa è l'innegabile bellezza delle immagini che si ottengono, una bellezza senza tempo. 

Le foto in questione, racconta l'articolo, sono scattate sulla spiaggia di Lulworth Cove nel Dorset, da Mervyn O’Gorman (1871-1958) un ingegnere inglese tra i pionieri della fotografia a colori. E ritraggono tutte Christina, colei che nell'articolo viene definita la figlia.
Sono così colpita e affascinata dalla bellezza delle immagini che decido di condividerle sul mio profilo, e, curiosa come sono, inizio subito a fare delle ricerche sulla tecnica dell'autocromia.

Intanto alle foto si interessano anche i miei contatti, che iniziano a lasciare commenti ammirati. Tra questi mi incuriosisce il commento di Gianna, che mi scrive: "La Christina delle foto si chiamava Bevan, non era la figlia di O'Gorman, ma di suoi amici". 
A questo punto sono completamente in balia della storia, catturata tutta intera, tanto che non posso fare a meno di iniziare ricerche approfondite su Christina stessa, trovando diversi articoli, sia in italiano che in inglese.

ll primo ad interessarsi alla vera storia di Christina è il Daily Mail che il 5 Maggio di quest'anno esce con un articolo. Il giornale britannico narra di aver contattato il curatore del National Media Museum di Bradford (fondazione che custodisce la collezione della Royal Photographic Society, una delle più antiche istituzioni che si occupano di fotografia, e ha organizzato la mostra che ha reso note queste immagini), Colin Harding, il quale ha dei forti dubbi sul fatto che la ragazza sia la figlia di O’Gorman.
Dai registi anagrafici del 1911, risulta infatti che l’ingegnere e la moglie, Florence Rasch, non hanno figli. Impossibile dunque che nel 1913 possano avere una figlia adolescente. A parte questo, non esistono però altre informazioni sulla vita degli O’Gorman. La ricerca non risponde dunque alla domanda principale: "Chi è Christina?".

La questione sembra essersi arenata, ma l’11 giugno il National Media Museum torna sul fatto comunicando la conclusione delle ricerche. Grazie alla risonanza mediatica di quelle immagini, il museo è stato contattato da Stephen Riddle, un tecnico di laboratorio in pensione che è in possesso delle foto stereoscopiche, ereditate dal suocero, e firmate proprio da Mervin O’Gorman in persona.


In questa immagine si legge chiaramente che ad essere ritratte sono Daisy Bevan, con le due figlie, Anne (a destra) e Christina (al centro). 
Le tre donne appaiono anche in un altro scatto che nuovamente le nomina.


A questo punto non ci sono più dubbi e la storia può essere, seppure solo in parte, ricostruita.

Christina Elizabeth Frances Bevan ha sedici anni nelle foto che le scatta Mervyn O’Gorman. 
È nata l'8 marzo 1897 ad Harrow da Robert (filosofo, scrittore, studioso di religioni comparate e docente di ellenistica presso il King's College di Londra) e Mary (figlia di Granville Waldegrave, terzo barone di Radstock, detta Daisy) Bevan. La sorella Anne ha appena un anno meno di lei e la famiglia, che vive  al n. 6 di Chelsea Embankment - a soli due minuti a piedi dalla casa degli O'Gorman, al 21 di Embankment Gardens - deve essere molto amica della coppia, tanto da fare assieme gite ed escursioni e permettere a Christina di posare per questi scatti sperimentali. La scelta dell'abito rosso non è casuale, ma dettata da una precisa volontà, in quanto il colore rosso rende particolarmente bene nelle foto realizzate in autocromia.   
La sorella di Christina risulta essersi poi sposata con Charles Sanders Craven con il quale ha avuto due figli, Florence, morto a quindici anni nel 1945, e Robert, nato nel 1931 e probabilmente ancora in vita.

Di Christina non si sa invece altro, se non che è morta nel 1981, all'età di ottantaquattro anni.
Non si è mai sposata, non ha avuto figli.
Questo è tutto ciò che al momento si sa di questa splendida fanciulla bionda, così bella, così attuale, che conserva negli sguardi e nelle pose tutto il suo mistero.

Chissà cosa penserebbe di tutto l'interesse che ha suscitato e del fascino senza tempo che emanano queste immagini, una bellezza che ha spinto così tante persone ad interessarsi alla sua storia. 
Perché sono proprio la sua presenza, gli abiti che indossa, il suo modo di posare, il suo sguardo pensoso che rendono queste immagini uniche e speciali. È proprio lei.

La presenza di questa sedicenne del 1913, alla quale, chissà forse l'ing. O'Gorman, vedendo apparire le immagini appena sviluppate avrà detto: "Christina, guarda che meraviglia! Un giorno saremo famosi!".


Lei secondo me ha riso, scuotendo le spalle, tirandosi dietro l'orecchio una ciocca di capelli, con la leggerezza degli adolescenti, che non hanno bisogno che qualcuno glielo annunci: sanno benissimo da soli di essere immortali.


giovedì 30 aprile 2015

753 - A cantar Maggio


Capo di casa ve porto 'na nova
Ve porto 'na felice primavera

E canta l'ucelino sula rama
L'inverno parte e primavera chiama

E l'è fiorita la ruta gentile
Ecco lo maggio e la cima d'aprile



Erano due i grandi momenti di rituale passaggio nel mondo arcaico contadino.

Uno si celebrava la notte del 31 Ottobre, quando si apre la porta che chiama i morti e li fa mescolare ai vivi. Imbolc.
L'altro, che quella porta la chiudeva definitivamente per aprire quella della luce, si celebrava la notte del 30 Aprile. Beltane. Questa notte.

Rimangono di questi riti antichi ricordi.
In certe parti d'Europa ancora si innalzano pali fioriti, si accendono fuochi, si parla col mondo per propiziare la buona stagione, il buon raccolto.


Da noi si cantava.
Era il cantar Maggio che nelle piazze, nei campi, nelle stalle, rinnovava la promessa di fertilità, amore, risveglio.


Questa è la casa delle maraviglie
Ci sta una mamma con tre belle figlie

Davanti a casa tua mi son trovato
Che bello paradiso c'ho veduto

Avete 'na figliola 'nnamorata
Sotto le mille chiave la tenete

Sotto le mille chiave come l'oro
Se me la date contento moro



In questo tempo, difficilmente i vecchi riti riescono a trovare posto. Ma tutto è ancora dentro di noi, scritto nel nostro dna, pronto a tornare in qualsiasi momento.

Non provate una sensazione di gioia primordiale leggendo le parole della canzone? Non sentite qualcuno che da lontano chiama?

È lui. Ed è lì fuori.
È il Re Maggio che torna a ingravidare il mondo.


Provo a sussurrarli piano questi versi.
Mondo, mi senti?
Forse un giorno riuscirò a cantarli, ricorderò come si fa.
E tu mi sentirai meglio.
Intanto...


Capo di casa ve porto 'na nova
Ve porto 'na felice primavera

E canta l'ucelino sula rama
L'inverno parte e primavera chiama

E l'è fiorita la ruta gentile
Ecco lo maggio e la cima d'aprile
.

***


* le strofe dei canti (in corsivo) sono tratte dai canti di Maggio della zona della Valle dell'Alto Chiascio e sono pubblicate sul libro "La vita della giumenta bianca" di Etain Addey, Ed. Magi

venerdì 27 marzo 2015

751 - Sylvia Atricapilla: ninfe di Diana con i capelli neri nel mio giardino

Il mio giardino sta diventando sempre più un bosco, così capita sempre più spesso che venga visitato da animali inconsueti per un'area urbana.
Ieri ho scoperto che qui ha scelto di fermarsi anche una famiglia di capinere.

Pur vedendole  da tempo volare tra le fronde basse, non ero mai riuscita ad individuarle con esattezza, perché essendo un uccello molto timido, non esce quasi mai allo scoperto, preferendo rimanere nascosto tra le fronde del sottobosco. 


Negli ultimi giorni invece, si stanno facendo più coraggiose, e già diverse volte le ho viste muoversi  tra le foglie dell'edera (ho scoperto poi essere tra le loro piante preferite) che orna una bordura di fronte alla finestra della mia cucina.


E infine, ieri pomeriggio, mentre sedevo (immobile e silenziosa come una statua) a riposare tra un lavoro e l'altro, ho potuto mettere a fuoco questo piccolo uccello, agile e velocissimo negli spostamenti, pauroso e guardingo, che becchettava però con una certa sicurezza, ed ho potuto notare finalmente con certezza che si tratta proprio di una capinera.

Ho potuto individuare sia il maschio, con il caratteristico ciuffo nero sulla sommità della testa, che la femmina, che invece lo ha bruno rossiccio.


È sempre un fatto saggio e meraviglioso scoprire una nuova specie che vive così a contatto con noi e dunque subito nel pomeriggio ho voluto sapere di più di questo nuovo vicino di casa.
Mi sono messa così a cercare informazioni, scoprendo che:

- il suo nome naturalistico è Sylvia Atricapilla, che significa ninfa di Diana con i capelli neri (non è un nome bellissimo?)

- è un uccello migratore, il quale però non disdegna, se si trova bene, di passare lunghi periodi nello stesso luogo

- è molto timido (me ne ero accorta) e dunque rimane il più possibile fuori dai luoghi abitati, ma se trova un giardino boscoso (come questo è) può decidere di sceglierlo per la nidificazione

- nidificazione che avviene due volte l'anno, in tarda primavera e prima estate

- la femmina depone dalle tre alle sei uova, di un color avorio brunito tutto picchiettato in macchie marrone dal chiaro al rossiccio

- le uova vengono covate per circa quattordici giorni da entrambi i genitori

- alla schiusa i piccoli vengono nutriti allo stesso modo dal padre e dalla madre, senza distinzioni

- se uno dei due genitori accidentalmente dovesse morire, l'altro si occuperà da solo di portare i piccoli all'età adulta, nutrendoli fino a che non saranno autonomi e accompagnandoli nei primi voli

- se il nido viene minacciato da un predatore, uno dei due si fingerà ferito, anche gravemente, rimanendo fermo disteso o fingendo di zoppicare vistosamente (!) per attirare a sé il predatore distogliendolo dai pulcini

- i piccoli rimangono nel nido per circa due settimane, dopodiché lo lasceranno, rimanendo però sotto la custodia dei genitori, che continueranno ad imboccarli per ancora alcuni giorni

- il suo canto è bellissimo e tanto melodioso da poter essere assimilato al canto dell'usignolo (e anche di questo, mi ero accorta ascoltando...:))



E così adesso, quando la rivedrò, potrò sussurrarle: «Benvenuta Sylvia Atricapilla, ninfa di Diana dai capelli neri, creatura timida e coraggiosa. Mi casa es tu casa»


 * Le foto vengono tutte dal giardino. La ninfa di Diana non si lascia ovviamente né avvicinare né fotografare, ma possiamo immaginarla lì nascosta da qualche parte che ci guarda :)

domenica 1 marzo 2015

749 - Amici


Direttamente dalla mia cucina, un saluto dal timido sentimentale Testa di Rapa.
Heilà! :)

sabato 7 giugno 2014

721 - Sul sentiero, con Gary - e non solo

«[...] E poi ci sono innumerevoli Bodhisattva sconosciuti che non hanno mai avuto un addestramento spirituale e non si sono mai impegnati in una ricerca filosofica. Si sono formati e maturati in mezzo alla confusione, alla sofferenza, alle ingiustizie, promesse e contraddizioni della vita. Sono quelle persone ordinarie, generose, coraggiose, indulgenti, modeste, che hanno un grande cuore e da sempre sorreggono la famiglia umana. [...] Ci sono insegnamenti che vengono solamente dall'esperienza non monastica ma di lavoro, famiglia, amore, lutto, fallimento. [...] Percepire la realtà significa farci un'idea immediata della politica e della storia, assumere il controllo del nostro tempo, essere padroni delle ventiquattr'ore e farlo bene, senza vittimismo. Accompagnare i bambini all'autobus della scuola è difficile quanto cantare i sutra nella sala di meditazione in un freddo mattino. Una mossa non è meglio dell'altra: ciascuna può essere parecchio noiosa ed entrambe possiedono la virtù della ripetitività. La ripetizione, il rituale e i loro buoni risultati si presentano in molte forme. Cambiare un filtro, pulire i nasi, andare alle riunioni, raccogliere le cose lasciate in giro per casa, lavare i piatti, controllare il livello dell'olio: non credere che queste cose siano distrazioni dai tuoi compiti seri. Tutto questo giro di faccende non è un insieme di difficoltà cui sfuggire per poterci dedicare alla nostra "pratica" che ci farà procedere su un cammino: è il nostro cammino [...]"


Un paio di sere fa ho terminato un libro che mi teneva impegnata da quasi due mesi: La pratica del Selvatico, di Gary Snyder (il brano che riporto qui sopra arriva da lì).


Leggere Gary Snyder, poeta, saggista, tra i primi esponenti della Beat Generation (I vagabondi del Dharma di Jack Kerouac è dedicato a lui), studioso e praticante di buddismo zen, ma anche contadino, camminatore, e soprattutto profondo conoscitore dei rapporti tra uomo e natura quale esponente di un movimento di ritorno consapevole al territorio, a quella parte di territorio che sta in bilico tra selvatico e coltivato, non è mai un'impresa facile.


Anzi, almeno per me, è sempre un viaggio non privo di fatica: ogni volta, a metà strada mi guardo indietro pensando nostalgicamente di tornare, ma poi, ogni volta tengo duro, e alla fine sono premiata come dopo la più impegnativa delle scalate. E ogni suo libro, proprio come una scalata, mi lascia nel finale stravolta e un po' diversa. Ansimante, ma con l'orizzonte di fronte a me decisamente più ampio.
Questo in particolare è stato un viaggio particolarmente duro, e dunque ancora più pieno di mistero e fascino. Come ogni volta, a metà strada, ho meditato se lasciare Gary continuare da solo, ché questa volta no, non ce la potevo fare.


Come sempre ho tenuto duro, anche, in questa particolare occasione, per un motivo in più: la dedica iniziale «Questo libro è per Carole, sul sentiero».
Carole é Carole Koda, sua ultima compagna di vita, che ha lasciato questo mondo proprio nei pressi di questa avventura.
Potevo abbandonare un libro con una dedica così struggente? Potevo lasciarli soli sul sentiero? 
No. Dovevo continuare con fatica ad andare avanti. 


Ce l'ho fatta. E come sempre sono stata premiata.
Sono arrivata alla fine, osservo dall'alto, e ora posso affermare "Avevi ragione Gary, è stato un gran bel viaggio".
Ci sarebbero altre decine di estratti da condividere qui perché bellissimi, ne scelgo uno su tutti, per chiudere queste considerazioni:


«Il nostro tempo, questi più o meno dodicimila anni trascorsi dall'era glaciale e i prossimi dodicimila anni circa, sono il nostro piccolo territorio. Saremo giudicati, o ci giudicheremo, per come avremo vissuto, fra di noi e con il mondo, in questa ventina di millenni. Se siamo qui per qualche buona ragione (a parte raccogliere testi, scendere fiumi e imparare a riconoscere le stelle), sospetto sia quella di divertire il resto della natura. Una banda di buffi, sensuali primati. Quando gli esseri umani sono di buon umore e suonano una melodia, tutte le piccole creature si avvicinano ad ascoltare».


E' una teoria così affascinante e bizzarra che quasi ci credo.
Anzi, guarda Gary, ci credo proprio :)



ricapitolando,  il libro è:
Gary Snyder - La pratica del Selvatico - Fiori Gialli Edizioni

le foto sono quello che succede in questi giorni, sul mio sentiero :) 
(grazie a tutt* per averne  percorso questo breve tratto con me)

domenica 4 agosto 2013

684 - Cincischiare in Agosto - classici per ragazzi: i miei imperdibili

Ricordate il mio post Cincischiare?
Scrivevo, in uno dei suoi punti:
- cincischiare rileggendo o scoprendo per la prima volta, alcuni classici per l'infanzia (in un prossimo post la lista dei miei immancabili)

Ed eccolo il prossimo post.
Agosto è appena iniziato, c'è tutto il tempo per cincischiare ancora.
Magari leggendo o riscoprendo uno di questi libri.
Che non smetterei mai di leggere :)
Perché...



Perché Pippilotta Pesanella Tapparella Succiamenta sa - anche - essere molto precisa.

"- Avete visto il mio babbo passeggiare da queste parti?
- Mah. - rispose Pippi - Che tipo è? Ha gli occhi azzurri?
- Sì - disse la bambina.
- Di media statura, né troppo alto né troppo basso?
- Sì - disse la bambina.
- Cappello nero e scarpe nere?
- Sì sì - si affrettò a confermare la bambina.
- Allora no, non l'abbiamo proprio visto - disse Pippi decisa."

*******



Semplicemente perché non vorrete andarvene mai più. 

" Se scendete al molo di Stoccolma una mattina d'estate ci vedete ormeggiato il Gabbiano I, un vaporetto bianco che fa la spola tra l'arcipelago. Salite pure a bordo: è quello il vaporetto giusto. La campanella della partenza suonerà alle dieci in punto, e il Gabbiano I si staccherà a macchina indietro dal molo, salpando per il suo giro abituale, che termina laggiù, alle isole più lontane dell'arcipelago di Stoccolma. [...] Si spinge infaticabile oltre ampi fiordi e attraverso i più stretti bracci di mare, costeggia centinaia di isole verdeggianti e migliaia di grigi scogli. Procede senza affrettarsi, e quando tocca l'ultimo scalo (L'Isola dei Gabbiani, da cui ha preso il nome) il sole è già basso all'orizzonte."

*******



Perché Ronja è sì, figlia dell'impetuoso brigante Matteo e della saggia Lovisa. E anche figlia del temporale e delle strigi. Figlia di tutti i briganti di Matteo anche del vecchio Zucca Per. Ma sopra ogni cosa è figlia di bosco.

"- Figlia del temporale sei - diceva Lovisa - e anche figlia delle strigi. Presto sarai un'elfa dei boschi, questo si sa, ma stai bene attenta che le strigi non ti prendano! - [...] 
Belle, pazze e cattive erano le strigi. Con occhi acutissimi scrutavano dall'alto in mezzo agli alberi [...] ma nemmeno le strigi potevano distogliere Ronja da quei posti e da quei sentieri dove viveva la sua vita di creatura del bosco. Sì, era sola, ma non sentiva la mancanza di nessuno. Di che doveva sentire la mancanza?"

*******


  Emil

Per la sua grazia nel combinare guai.

"- Me ne infischio della loro festa da vecchi! - si disse Emil - Papà può issare la bandiera come più gli piace. Io mi farò un omino di legno e rimarrò arrabbiato e cattivo tutto il giorno."


*******



Perché pur non essendo propriamente un libro per ragazzi, è il mio libro.

"Sei molto brava ad arrampicarti, disse la nonna severa. E sei anche coraggiosa perché ho visto che avevi paura. Glielo devo raccontare o lascio perdere?
Sofia alzò una spalla e guardò la nonna.
Forse puoi tenertelo per te, disse. Ma lo puoi raccontare sul tuo letto di morte perché non vada perduto.
E' un'idea ultrabuona, riconobbe la nonna."

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Perché una sorella e un fratello ormai avanti nell'età e un'adolescente senza genitori, possono diventare famiglia in un libro delicato e domestico.

"Era quasi buio, il nebbioso crepuscolo novembrino era sceso su Green Gables e l'unica luce, in cucina, era quella delle fiamme della stufa. Anna se ne stava raggomitolata a gambe incrociate sul tappeto davanti al focolare, immersa nella contemplazione del fuoco di legno d'acero che scoppiettava allegramente. Fino a qualche minuto prima stava leggendo ma ora il libro era scivolato sul pavimento e lei stava sognando, con un sorriso sulle labbra."

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Perchè l'undicenne spericolata Ulrikke Elisabeth detta Bibi è figlia di un capostazione, pertanto può viaggiare gratis su tutti i treni. Da sola. Per tutta la Danimarca. 

"Sarebbe stata capace di continuare per un bel po', ma poi si accorse che dopo essersi fissati a vicenda i due presero a fissare lei, e il signore annuì, mentre la signora giunse le mani come fanno le vecchiette quando sentono una storia tristissima, poi agitandole su e giù, esclamò: - E' uno scandalo! Un vero scandalo!" 
- Ma quale scandalo? - domandò Bibi. 
Il signore e la signora non risposero. Poi il signore disse: - E' inconcepibile che quell'uomo lasci la sua unica figlia andare in giro come una vagabonda! [...]
La signora tirò fuori il fazzoletto e se lo premette contro la bocca, come si fa con il tovagliolo quando ci si è scottati con la zuppa. Ma in quel momento il treno si fermò.
Bibi si alzò tenendo Jens con una mano, mentre con l'altra apriva la porta: - Non voglio stare in uno scompartimento insieme a gente che dà dello scandalo a mio padre! Addio!"

*******



Perché Mary è - anche - un'adorabile bisbetica, puntuta, brusca e altezzosa.

"E fu così che Mary Poppins venne ad abitare al numero 17 di Viale dei Ciliegi.
E sebbene, talvolta, i Banks si sorprendessero a rimpiangere i giorni più quieti, più comuni, in cui lo scettro di famiglia era tenuto da Katie Nanna, ognuno, tutto sommato, era contento dell'arrivo di Mary Poppins. Il signor Banks era contento perché, essendo arrivata da sola, senza intralciare il traffico, lui non aveva dovuto dare la mancia al vigile. La signora Banks era contenta perché poteva dire a tutti che la bambinaia dei suoi figli era così alla moda che non voleva darle referenze. La signora Brill ed Ellen erano contente perché potevano bere il tè in cucina tutto il giorno e non erano obbligate a dar da mangiare ai bambini. Anche Robertson Ay era contento perché Mary Poppins aveva un solo paio di scarpe e le puliva da sola.
Ma nessuno sapeva cosa pensasse Mary, perché lei non diceva niente a nessuno."

*******



Perché:
 
"Si trovarono d'accordo nell'affermare che avrebbero preferito fare i banditi, anche un solo anno, nella foresta di Sherwood, che il Presidente degli Stati Uniti tutta la vita."
(E anche perché certe albe sul Mississippi sono indimenticabili. Pure alle due di un infuocato pomeriggio d'Agosto, in Italia)

*******



Perché... stavolta non ce lo fregano più.

 "Ora [...] non c'è più niente da scrivere e io sono stramaledettamente contento, perché se mi pensavo che buttare giù un libro era una rottura del genere manco ci provavo, e poco ma sicuro non mi ci metto più. Comunque penso che me la filo nel Territorio Indiano prima di chiunque altro, perché zia Sally vuole adottarmi così divento una persona civile, e io non lo reggo.
Stavolta non mi ci fregano più.
Sinceramente vostro,
Huck Finn"

venerdì 12 aprile 2013

675 - Pezzi di casa trovati per strada

Tra le mie più insolite collezioni c'è quella dei Pezzi di casa trovati per strada.
Avete mai notato, camminando - specie sui sentieri di campagna - brillare - in mezzo al breccino, incastonati in una zolla, tra l'erba - dei piccoli frammenti colorati? Fateci caso, ce ne sono decine. Non ho idea di come siano finiti lì, sui sentieri più disparati. Ogni volta che ne vedo uno non posso non chinarmi ad osservarlo con attenzione. Più o meno consumati, a volte si intuiscono frammenti di decori sbiaditi. Ogni volta non posso fare a meno di chiedermi da dove vengano, se davvero da una casa: - eri la mattonella di una cucina? un pezzo di pavimento nella camera di una ragazza? eri una ciotola? - domando loro. Non mi rispondono, lasciando aperti tutti i miei interrogativi. Da tempo, come per una sorta di catalogazione, li fotografo. Ho interi archivi di Pezzi di casa trovati per strada.  Mi piace riguardarli, ricordo quasi sempre dove ho scattato le varie immagini. A volte poi ne compongo collage. Come questo che lascio qui oggi. Come per una sorta di tributo al piccolo mistero che ognuno di questi frammenti porta con sè.


(Sì, immagino pensino sia piuttosto stramba, quei pochi che mi vedono mentre li fotografo ;))


mercoledì 6 marzo 2013

667 - Marzo: ispirazioni e gioie semplici

"Nel mese di marzo tutti i semi
tornano dalla mamma a bere
e la promessa fatta nel cadere
tesse piano la forma del nome."
Mariangela Gualtieri - Senza polvere, senza peso

"Arriva Marzo, l'ultimo grido di esultanza dell'inverno e il primo sussulto di primavera. A poco a poco il nostro spirito si risveglia, insieme al mondo naturale, dal torpore del lungo inverno. I rami che fino a qualche giorno fa erano spogli ora germogliano di nuova vita. Sentiamo ridestarsi in noi la speranza. Dissodiamo la terra del giardino interiore. Questo mese pianteremo nel suolo fertile della nostra anima i semi della Semplicità."
Sarah Ban Breathnach - L'incanto della vita semplice

"E' questo il primo giorno mite di Marzo,
Più fragrante di momento in momento,
Col pettirosso che cinguetta in cima al larice
Che sorge accanto alla nostra casa.
Aleggia nell'aria una benedizione
Che sembra infondere un senso di gioia. [...]
Sorella mia! Vieni ti prego,
Presto, mettiti il tuo abito silvestre,
E non portar libri, chè questo giorno
Noi lo dedicheremo al riposo."
William Wordsworth 





Recita un vecchio adagio: ogni cosa ha il suo tempo e ogni lavoro la sua luna. Le gioie semplici che scelgo di condividere per il mese di Marzo, vengono tutte da ispirazioni di Sarah Ban Breathnach. Che ci consiglia di trasformarci in questi giorni in esploratrici di noi stesse iniziando un viaggio/gioco per ricordare, riscoprire, puntualizzare i nostri gusti, la nostra vera essenza.




- Ti trasferisci in una nuova casa, vuota. Stai per sceglierla e arredarla e hai carta bianca e denaro a sufficienza per farlo proprio come desideri: scrivi i venti particolari irrinunciabili, dando libero sfogo a fantasia, creatività, desideri. Dopodiché osserva: c'è qualcosa del tuo passato? Cosa hai portato dalla casa dove stai vivendo adesso? E da quelle della tua infanzia? Cosa vedi dalle finestre? Hai un giardino o sei arroccata sui tetti? Chi sono i tuoi vicini? Di quali colori hai tinto le pareti?





- Adesso passiamo al guardaroba. Armadi e cassetti sono vuoti: quali sono le prime dieci cose che ci metterai? Puoi scegliere abiti dal tuo guardaroba attuale o cominciare tutto da capo. Fatto? Ora osserva: pensavi di avere una predilezione per jeans e scarpe comode e invece hai riempito l'armadio di lunghi leggerissimi abiti colorati... ma non mi dire! ;)





- Anche la cucina deve essere riempita. Piatti, bicchieri, posate, tovaglie. Vasetti di fiori. Barattoli per il té. Una o più caffettiere. E poi: tende alle finestre, o no? Bicchieri di vetro colorato o semplice rigore? Piatti decorati o tinta unita?
Infine, come sopra, osserva. Sei sorpresa o quello che hai scelto conferma il tuo gusto?



Puoi continuare questo gioco per tutti gli altri aspetti che desideri.
Ricordando che, appunto, non è che un gioco.
Ma così come altre attività apparentemente inutili questo è un gioco che potrebbe svelarci molte cose, magari dimenticate.
Così non fosse, se non altro sarà stata l'occasione per prenderci tempo per noi in modo divertente.



E a tutte/i buon Marzo :)

* Tutte le foto sono state scattate da me nel corso dell'ultima settimana. Osservandole vedo che sono così diverse tra loro: mare, campagna, luce accecante, crepuscolo, notte, calma, movimento. Sembrano perfette per un momento dinamico come quello che precede e introduce la primavera.
Le lascio qui sperando possano aggiungere ispirazione alle ispirazioni :)


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