giovedì 29 luglio 2010

421 - il nome del fiore


ispirata da wennycara, che lo scorso lunedì nella sua bella rubrica flower monday chiedeva aiuto per dare il nome a un delicato fiore rosa, sono qui anche io a cercare lo stesso aiuto per il fiore che vedete nelle due foto.
si tratta di un fiore vecchissimo.
la pianta dalla quale nasce, mi dicono fosse già qui quaranta anni fa.
e il signor Carlo, l'anziano giardiniere che per anni si era preso cura di questo piccolo pezzo di terra, lo definiva, già allora, un fiore antico.
un fiore che, raccontava lui, già quarant'anni fa si trovava ormai solo nei giardini delle vecchie case.
un fiore antico quindi, probabilmente un po' in disuso.
che, completamente disinteressato del fatto che noi umani non sappiamo come si chiama di preciso, puntuale fiorisce in luglio, aprendo il suo particolare boccio rosa diviso in tanti sottili petali lunghi e delicati.
il signor Carlo, lo chiamava fiore della giustizia.
ma, facendo qualche ricerca, non trovo nulla che risponda a questo nome.
sarà stato forse un appellativo dialettale? o il fiore è talmente in disuso da non apparire sul moderno internet?
chissà...
e allora io provo a chiederlo a voi.
forse qualcuno di passaggio lo riconosce?
forse riusciamo ad assegnarli un nome e una specie?
o rimarrà fitto il mistero dell'antico fiore che il caro signor Carlo chiamava della giustizia?

martedì 27 luglio 2010

420 - c'è qualcosa di nuovo

è un nuovo dipinto.
per celebrare la fortuna e i suoi amati baci.

***

"baciata dalla fortuna" misura cm 60 x 60 ed è realizzato in tecnica mista su legno.

domenica 25 luglio 2010

419 - la guardia e il ladro - una storia vera, della domenica

c'è questa bella storia letta tempo fa sul new york times, che mi va di raccontarvi, romanzandola a modo mio, in una domenica di fine luglio.

questa sono io mentre mi concentro per iniziare

e dunque, eccoci qua.
siamo in kenia.
con noi -se ci voltiamo leggermente sulla sinistra possiamo vederli- ci sono due ragazzi che corrono.
a guardarli meglio, si direbbe piuttosto che uno stia rincorrendo l'altro.
sì, è decisamente così.
simon, il primo, veloce e leggero come una gazzella in età da marito, fa a zig zag tra la polvere e i pochi arbusti.
porta qualcosa con sé, non riesco a mettere bene a fuoco di che si tratti...
hosea, leggermente più affaticato, gli corre decisamente dietro.
del resto il fatto che gli stia gridando: - fermati, disgraziatooo! maledetto il giorno che ti ha messo sulla mia strada, ma tanto ti prendo! ah se ti prendo! fermatiiii, tu sarai la mia rovina! cane rognoso! grugno di scimmia! delinquente da quattro soldi! ah ma ti prendo sai, ti prendooooo! - è piuttosto indicativo.
fra l'altro, già leggermente in affanno come si trova, tutto quel gridare non è che lo avvantaggi, forse sarebbe meglio che corresse in concentrato silenzio.
ma lasciamo perdere queste supposizioni ragionate e torniamo sulla scena.

che mandiamo indietro di qualche giorno...

ci sono sempre due ragazzi, gli stessi.
uno è una guardia. guardia e custode di un deposito di legname.
pochi soldi, per non dire niente, una catapecchia in cui vivere e quel lavoro arrivato dal cielo come la pioggia alla fine della stagione secca.
l'altro è un ladro. ladro di legname in un certo deposito dove per i suoi gusti ne giace accumulato anche troppo.
pochi soldi, per non dire niente, una catapecchia in cui vivere, niente lavoro, e nemmeno un ciocco di legno per farsi una tazza di tè.

inquadrati? ecco, allora possiamo tornare alla nostra scena iniziale.

e riguardiamo bene i due ragazzi che corrono.
ma sì, ecco cosa tiene simon sotto un braccio!
un ciocco di legno.
un grosso pesante ciocco, che sembra però non incidere minimamente sulla sua corsa.
tanto ancora più veloce e agile continua il suo zig zag tra il niente in cui si trovano.
e dunque simon corre, scatta, dribbla.
e hosea corre, ansima, impreca.
impreca perché simon vola. va più forte del vento.
pur con quel ciocco sotto il braccio è imprendibile.
guadagna terreno su terreno, mentre hosea, che pure è veloce come una giovane zebra in orario di cena, il terreno lo perde, poco per volta.
finché infine si ferma stravolto.
le mani sulle ginocchia, a guardare quella nuvola che ormai fuori della sua portata lo prende anche in giro salutandolo con la mano libera.
questo è troppo.
riprende a sbraitare: - aaaahhhh! ma tanto ti prendo, che credi! ti ho visto, so che faccia hai! ti trovo, fosse l'ultima cosa che faccio ti trovo e ti faccio arrestareeee! ladroooo! mia rovinaaaa! delinquenteeeee!...
amen.

subito lo stesso giorno hosea inizia ad informarsi.
e in poco tempo della sua preda sa nome, provenienza, indirizzo.

ed è lì che -cambiamo scenario- adesso sta andando.
eccolo. si trova proprio davanti alla catapecchia di simon, così simile alla sua.
si guarda attorno, e poi forte delle legge dalla sua parte, bussa, impettito.
e simon apre.
si guardano.
si riconoscono.
iniziano a gridare contemporaneamente.
hosea è molto, molto arrabbiato.
simon, da parte sua, pure.
si insultano, discutono, gesticolano. poi si insultano più forte.
stanno quasi venendo alle mani, quando simon di botto si ferma e dice a hosea: - entra, che ti faccio un tè.
e hosea accetta.

si accomoda diritto all'unico tavolo sbilenco, e aspetta, mentre simon regale come un principe della savana, tira fuori due tazze sbeccate, un bricco di fortuna, due bustine di zucchero prese chissà dove, e dell'ottimo té nero, unico lusso che ama concedersi -non indaghiamo come- tutte le volte che può.
i due siedono adesso uno di fronte all'altro.
due ragazzi che si guardano, bevono tè -preparato con un pezzo del ciocco rubato- e si raccontano le vite.
così simili.
guardia e ladro, due facce della stessa medaglia.

- però, corri bene - dice a un certo punto la guardia.
- pure tu, non sei niente male - replica il ladro.
e poi, sospirando assieme: - ah, potessimo solo correre per vivere...

fine della storia.

i protagonisti:
hosea rotich, la guardia.
simon wangai, il ladro.

entrambi adesso, maratoneti.

perché è così che a volte inizia la più bella avventura.
con un ladro che fugge e una guardia che gli corre dietro.

e buona domenica.


mercoledì 21 luglio 2010

418

ricordate?
nel pomodoro viveva un albero.

nella cipolla invece, c'è un piccolo cuore.


domenica 18 luglio 2010

417 - e intanto si preparano i rondoni

mi piace, e quante volte lo avrò già detto, cercare in una stagione i segni delle altre.
ma, in questi torridi giorni che si apprestano al finire di luglio, non è facile trovare cenni della passata primavera, o del prossimo autunno.
il tempo è proprio quello della vera piena estate, come è giusto che sia.

ma a una cercatrice di segni, i segni si manifestano in molti modi.
questa volta sono venuti a me dalla lettura di un articolo.
in cui veniva accennato il fatto che, a fine luglio, i rondoni di apprestano a lasciare le nostre terre dove sono giunti in primavera per nidificare.
ed eccolo dunque il segno di autunno che stavo cercando!
la partenza dei rondoni.

mi sono così messa a cercare notizie su questi uccelli di cui conoscevo davvero poco, ed ho scoperto che:

- non sono neanche parenti delle rondini.
il loro aspetto simile nella forma è dato dal fatto che hanno avuto una simile evoluzione, nidificando negli stessi posti, nello stesso modo, allo stesso tempo, mangiando lo stesso cibo. semmai, se proprio un parente dobbiamo trovare al nostro, il suo più vicino sarebbe... il colibrì!

- il suo nome scientifico è apus apus che letteralmente significa privo di piedi.
non ne è veramente privo, ma i suoi piedi sono del tutto inadatti a posarsi al suolo.
difatti è rarissimo che ciò accada, può darsi mai in tutta la durata della vita. e, se una volta per sbaglio dovesse succedere, il rondone farà una gran fatica a rimettersi in volo.

- forse, anche per via di questa sua caratteristica, è un grandissimo, meraviglioso volatore.
in volo fa tutto: si ciba, corteggia, si accoppia... dorme!
già. dorme in volo.
sfruttando completamente le sue caratteristiche estremamente aerodinamiche, dopo l'ultimo pasto della sera, sale a cerchi concentrici altissimo nel cielo, sempre più in quota, sempre più su. e quando ha raggiunto il culmine di questo lungo volo in verticale, si addormenta, lasciandosi dolcemente planare nel vento. deve essere meraviglioso dormire così!

- ha ali grandi, e ciò lo rende un gran viaggiatore. nel suo eterno migrare compie ogni anno 190.000 km. un vero abitante del cielo!

- è abilissimo in piroette, volo a zigzag, velocissime planate, acrobazie di ogni genere.
può raggiungere i 200 km all'ora quando è in picchiata e i suoi occhi, efficientissimi anche a quella velocità, gli permettono di vedere il più minuscolo insetto.

- è sovente monogamo.

- ama nidificare nelle nostre città. nei vecchi tetti, dove le tegole un po' sconnesse lasciano proprio il giusto spazio per lui e la sua compagna loro costruiscono il nido, allevando poi i due pulcini che generalmente nascono da ogni covata.

se dunque doveste, alzando gli occhi , specie se vi trovate nei nostri centri storici, specie se l'ora volge alla sera, scorgere degli acrobati volanti di colore scuro, più precisamente tra il grigio e il marrone con striature nere, con le ali grandi e strette e la coda forcuta, che vola sempre più in alto ed emette grida stridule, potrete sottovoce dirgli "ciao, caro rondone".

ecco.
questi pochi cenni tutti dedicati al nostro amico volatore, li ho scoperti e cercati per via della mia mania dei segni stagionali.

e così, potrò pensarli in questi giorni, mentre nel loro sonno planato, qualcosa suggerisce loro che è ora.
è ora, è ora...
le lontane terre d'africa li chiamano. il sole scende, e qualcosa nell'aria sta impercettibilmente cambiando.
è ora, è ora...
pronti a riprendere il volo.
e arrivederci, amici!

ps
la foto, come avrete notato, non c'entra niente.
ma io questa avevo ;)

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